Banner
Ambiente & Salute
Lettera all' assessore alla viabilità di Bolzano
Lunedì 15 Febbraio 2010 00:00
auto_in_cittPubblichiamo la lettera che il dr Pierluigi Gaianigo ha scritto all' Assessore alla Mobilità di Bolzano Klaus Ladinser.
Con piacere  invitiamo i cittadini,  l'Assessore all' ambiente e mobilità, i suoi collaboratori, i consiglieri comunali,  la giunta e il Sindaco così come i componenti delle circoscrizioni e i comitati cittadini per la viabilità, alla serata civica sul tema della mobilità bolzanina che si terrà il 1. marzo 2010 presso la sala della circoscrizione di Gries, Casa Altman alle ore 20.15 dal titolo PUM o-der PUFF

 

 

All'Assessore alla Mobilità Klaus Ladinser                                                                       Bolzano, 01/02/2010

Caro Assessore,

come promesso, Ti invio queste mie note sul Piano urbano della Mobilità (PUM).

Le premesse del piano sono buone e tutte condivisibili. Però è un piano che io non posso accettare  per 2-3 punti fondamentali.

Il primo è di natura culturale.  La filosofia del PUM è sostanzialmente quella di lasciare libero l'accesso alla città all'automobile privata senza o con poche restrizioni. Viene proposta la "sistemazione idraulica", razionale, del fiume traffico in piena. 90.000 autoveicoli entrano oggi in città; 70.000 - 80.000 (o poco più?) entreranno nel 2020! Tra 10 anni valuteremo. Certo, questa è la soluzione preferita dai commercianti e dalle forze economiche della città e Ti do atto che soluzioni diverse e più spinte (come la mia visione di "città senz'auto") sono di più difficile attuazione politica (ma non tecnica).

Sono convinto inoltre  - ammesso che il Tuo piano venga realizzato -  che non si possano raggiungere gli obiettivi indicati (riduzione dell'inquinamento, della produzione della CO2, maggiori superfici libere, etc.).

Come già sai, io propongo l'entrata in città a pagamento con un ticket calibrato in maniera tale da rendere poco appetibile l'uso del mezzo privato. L'entrata a pagamento non è  un divieto, ma solamente un parziale compenso per i danni (rumore, inquinamento, incidentalità, congestione, occupazione del territorio, ...), che i visitatori provocano alla città e ai suoi abitanti e fra l'altro avrebbe il non spregevole effetto collaterale di fornire alle casse comunali un buon introito da utilizzare per migliorare ulteriormente la mobilità pubblica.

La seconda mia forte obiezione è di natura tecnica. Molte realizzazioni del Tuo piano si basano sulla possibilità di liberare le superfici dalle auto ferme o in movimento. Ciò per poter disporre di spazio per le linee tramviarie, per le corsie dedicate ai bus, per le piste ciclabili, per liberare i marciapiedi e allargare le zone pedonali. E' stato pertanto approvato un piano parcheggi, che permetterà di mettere sotto terra 2050 auto. Poca cosa rispetto alle numerose (ma quante sono??) auto che rimarranno in superficie.

Giudico profondamente errato il piano parcheggi. Un piano simile è stato attuato dalle Amministrazioni precedenti e con le stesse finalità: liberare la superficie e mettere sotto terra le auto. Ha funzionato solo in parte e, costruiti circa 2000 posti, ora ci troviamo con 1.000 auto in più in superficie. Il principio "una macchina sotto terra, via una sopra" è aberrante per i seguenti motivi:

1) è un principio che sottintende l'accettazione da parte dell'Amministrazione di una specie di diritto acquisito da parte del singolo privato di parcheggiare  su terreno pubblico, per di più vicino a casa; 2) è un principio  stupido perché sicuramente non permetterà di liberare lo spazio richiesto in superficie per i Tuoi progetti; 3) è un principio iniquo perché favorisce alcuni privati cittadini, cedendo gratis a loro (sia pure solo (!) per 99 anni) terreno pubblico. (Pensa poi,allo scadere dei 99 anni: quale sarà lo stato di questi sotterranei abbandonati? Infiltrazioni d'acqua, rifugio di disperati, necessità di altre spese per ristrutturarli, chiuderli,...?); 4) è un principio fragile perché qualsiasi ritardo nella realizzazione dei parcheggi (una cooperativa che non ha più soldi, ..) blocca l'iter temporale degli altri progetti (binari, corsie protette, piste ciclabili, ...); 5) è un principio antiecologico, se si pensa alla CO2 prodotta (1 tonnellata di cemento = 1 tonnellata di CO2 prodotta), alla ulteriore impermeabilizzazione del terreno e al rischio di contaminazione della falda drica.

Nel mio progetto, con il ticket di ingresso, si riduce di almeno la metà e forse più l'entrata di "pendolari + altri" con auto in città, potendosi così liberare un grosso numero di parcheggi  ora occupati da loro (pare siano 34.000), che potrebbero essere convertiti per uso dei cittadini (sia pure non sotto casa! Ma questo è un vantaggio: la macchina verrebbe usata solo quando proprio serve). Non ci sarebbe quindi alcuna necessità di scavare catacombe.

C'è poi un terzo punto, che mi lascia assai incerto: la costruzione delle due gallerie.  In linea di massima sono contrario alla costruzione di altre strade e ritengo che  - nell'ottica del ticket di ingresso  -  si potrebbe anche rinunciarvi.  Nel Tuo progetto sono invece indispensabili.

Detto questo, faccio altre  osservazioni:

Anche se "la città di Bolzano  appartiene a quelle più virtuose per quanto riguarda la mobilità dei suoi abitanti", tuttavia così non sembra ad un osservatore esterno, visto che la rinuncia all'auto del Bolzanino è ampiamente compensata dall'uso della stessa da chi viene da fuori (pendolari + altri):  90.000 autoveicoli entrano ed escono ogni giorno dall'area urbana e così  - forse un po' meno  - sarà in futuro.

"Raggiungere gli obiettivi  di riduzione delle emissioni di CO2, previsti nello studio elaborato dall'EURAC". E' tutto da dimostrare. Come da Te detto, non esiste alcuna simulazione al riguardo. La "sistemazione idraulica" della viabilità elimina , forse sì, le code in città (con ciò riducendo il consumo di energia e la produzione di CO2), ma allunga i percorsi compensando in negativo i vantaggi precedenti. Non solo, ma bisogna anche calcolare la produzione di CO2 prodotta dal tram, dalla costruzione e manutenzione delle due gallerie e dei parcheggi interrati. Va fatto insomma un bilancio.

Per le piste ciclabili, l'ostacolo maggiore non è tanto  la mancanza di finanziamenti, quanto piuttosto la difficoltà politica di levare le auto parcheggiate dai bordi delle strade e dai marciapiedi. Di qui il mio dubbio sulla realizzazione delle stesse.

Il principio che "Bolzano deve e vuole rimanere una città di grande attrattività per il resto della provincia e per i turisti" è discutibile.  In ogni caso una "Bolzano senz'auto" è certamente più attrattiva per tutti, anche per i suoi abitanti.

Tramvie. Anche per me il tram è il mezzo più idoneo per un trasporto pubblico di massa. Tuttavia avrei preferito un trasparente confronto (che è mancato) tra i vari mezzi, che avrebbe sciolto i dubbi di molti che ora Ti contestano. Inoltre ho seri dubbi che le nuove tramvie possano catturare nuova utenza. L'esperienza della metropolitana automatica di Torino e anche di Parma e di Tolosa, dove sono state costruite infrastrutture simili,  dimostrano modesti impatti sulla mobilità complessiva. Chi usa i nuovi mezzi sono sostanzialmente quelli che prima usavano il bus. A Torino il traffico privato complessivo è stato ridotto di poco più dell'uno per cento, come pure a Tolosa e a Parma. Alla luce di queste esperienze solo il sistema di ticket per entrare in città e altre restrizioni al traffico privato cittadino possono creare una utenza sufficiente per giustificare le spese di costruzione e soprattutto di gestione delle due linee tramviarie.

Il fotomontaggio del tram in via Druso fa vedere bene la mancanza di spazio nella strada e fa immaginare, insieme a poche righe scritte altrove, la necessità di interventi di restrizione al traffico privato. Di questi interventi non c'è traccia.

La riorganizzazione a scopo di servizio metropolitano per Oltreisarco della linea ferroviaria storica è legata alla realizzazione del passante ferroviario (anno 2015-2020).  Accettabile se i tempi fossero rispettati, ma permettimi un certo scetticismo. Meglio sarebbe pensare da subito al terzo binario, come è scritto anche nel PUC.

Dalla lettura di PUM e PUC emergono delle profonde differenze soprattutto per quel che riguarda arginale dell'Isarco e autostrada. Tu giustifichi queste differenze con il fatto della diversa proiezione temporale dei due piani (10 anni per il PUM, 30 o più per il PUC). Accetto la giustificazione, ma avresti fatto bene a scriverlo nel Tuo piano.

Da ultimo avresti fatto bene a coinvolgere fin dall'inizio più gente possibile nell'elaborazione del piano stesso (magari utilizzando la professionalità dei "comunicatori"). Avresti evitato molte critiche e forse avresti ricevuto qualche idea o consiglio in più. Nella letteratura mondiale si legge di molti buoni piani falliti per mancato coinvolgimento della popolazione.

Per concludere, non potrò mai sostenere il Tuo piano per la profonda differenza nella visione politica del problema. Ti do atto comunque di aver fatto, nell'ottica purtroppo assai diffusa della mobilità con auto, un buon lavoro, che potresti però modificare radicalmente in senso ecologico nei prossimi anni.

Cordialmente , Pierluigi Gaianigo

PS.; per quel che riguarda l'autostrada Ti segnalo che dal 22/01/2010 in Svizzera, nel Canton Ticino, il limite di velocità in autostrada è stato abbassato da 120 a 80 km/h per tutti i mezzi tra Chiasso e Ponte Diga di Melide (15,5 km) allo scopo di ridurre le emissioni inquinanti. La stessa cosa si può proporre tra Bolzano Nord e Bolzano Sud, applicando il sistema "Tutor", che permette una rilevazione precisa della velocità.

 
Lettera dal vicino Trentino a San Francesco, patrono dell' ecologia e dell' Italia
Lunedì 15 Febbraio 2010 13:56

www.ecceterra.org

Trento, 13 febbraio 2010


Caro San Francesco,
a cosa servirebbe un inceneritore?


Rivolgersi agli uomini non sembra più avere un senso perché troppi sono costretti da obblighi
e da patti non professati. Così ci appare più chiaro supplicare San Francesco, affinché possa
intercedere per noi e impedire la costruzione di un inceneritore, impianto destinato a giovare
soltanto agli interessi di pochi e non certo pensato per la tutela del Creato o del bene comune.
Pertanto siamo qui a scrivere al santo di Assisi a nome di quanti credono fermamente nella
praticabilità di un'alternativa senza combustione dei rifiuti di quell'Italia di cui Francesco - patrono
dell'ecologia - è principale protettore.


Caro San Francesco,
in questo inizio di millennio, si fa un gran parlare di inquinamento e di peggioramento del
clima. Ma alle parole non seguono fatti e comportamenti virtuosi.
Da anni siamo impegnati nel cercare di custodire il nostro piccolo ambito di creato per evitare
la costruzione di un inceneritore di rifiuti. Grazie agli approfondimenti proposti nel tempo in
numerosi incontri pubblici, è maturata una consapevolezza profonda di cosa in realtà rappresenti e
non rappresenti la sua costruzione all'interno di una gestione dei rifiuti funzionale al solo
consumismo e frutto di una visione economica che affonda le proprie radici nell'illimitato ed
egoistico sfruttamento delle risorse del creato. Di certo non nel loro responsabile, migliorabile e
condivisibile utilizzo.


In occasione della celebrazione della XLIII Giornata Mondiale della Pace, il messaggio di
Papa Benedetto XVI dal titolo "Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato" è giunto a ulteriore
conferma del nostro impegno e della necessità di una maggiore coerenza fra gli uomini. Sarà
immediato per Te, eletto "patrono dell'ecologia", comprenderne il significato più ampio. Anche tu,
come noi, vuoi vedere riconosciuto nei suoi diversi passaggi il fiducioso impegno nella custodia di
una Natura le cui ricchezze vanno condivise, oltre che mantenute e tramandate alle generazioni
future affinché ogni individuo ne possa godere appieno. E ciò non solo come credente, ma anche
come laico sensibile nei confronti di ogni forma vivente.


Oggi per tentare di meglio custodire il nostro pezzetto di creato vogliamo condividere insieme
con te alcune riflessioni del Santo Padre:
"Va, tuttavia, considerato che la crisi ecologica non può essere valutata separatamente dalle
questioni ad essa collegate, essendo fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla
visione dell'uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato...
L'umanità ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale; ha bisogno di riscoprire quei
valori che costituiscono il solido fondamento su cui costruire un futuro migliore per tutti. Le
situazioni di crisi... Obbligano, in particolare, a un modo di vivere improntato alla sobrietà e alla
solidarietà, con nuove regole e forme di impegno, puntando con fiducia e coraggio sulle esperienze
positive compiute e rigettando con decisione quelle negative."


Nel campo dei rifiuti le statistiche nazionali riconoscono alla popolazione trentina innegabili
passi in questa direzione: un impegno, frutto di una buona sensibilità e per questo riscontrabile
anche in molti amministratori, che ci ha permesso di raggiungere percentuali di raccolta
differenziata fino a pochi anni fa impensabili. Comunque senz'altro migliorabili grazie alla spinta di
un rinnovamento culturale in atto i cui tratti significativi sono sobrietà, solidarietà e trasparenza.
Nuove e positive esperienze, in costante evoluzione, ci permetteranno allora di rigettare un
passato negativo e continuare fiduciosi sulla strada intrapresa.


Non meno significativo questo ulteriore passaggio del Santo Padre:
"... l'uomo è chiamato a impiegare la sua intelligenza nel campo della ricerca scientifica e
tecnologica e nell'applicazione delle scoperte che da questa derivano...
La tecnica, pertanto, si inserisce nel mandato di coltivare e custodire la terra, che Dio ha
affidato all'uomo, e va orientata a rafforzare quest'alleanza tra essere umano e ambiente...
Infatti, anche la posizione contraria di assolutizzazione della tecnica e del potere umano,
finisce per essere un grave attentato non solo alla natura, ma anche alla stessa dignità umana."
L'attualità di questa riflessione è importante riferimento agli sforzi che dobbiamo fare per
evitare "assolutizzazioni" dagli effetti irreversibili. Il nostro sostegno va allora a quelle
amministrazioni comunali trentine che, ritenendo superato investire sull'incenerimento, si sono
impegnate proponendo soluzioni alternative, tecnologicamente avanzate e sicure che permettano
la chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti senza combustione.


Ecco, caro San Francesco, un'alternativa esiste. Ed è realtà autentica e praticabile.
Infine, in quest'ultima e forte riflessione del Papa è contenuta l'essenza di chi, oggi, gestisce
il bene comune - e quindi anche il Creato - senza scrupoli:
"L'eredità del creato appartiene, pertanto, all'intera umanità. Invece, l'attuale ritmo di
sfruttamento mette seriamente in pericolo la disponibilità di alcune risorse naturali non solo per la
generazione presente, ma soprattutto per quelle future. Non è difficile allora costatare che il
degrado ambientale è spesso il risultato della mancanza di progetti politici lungimiranti o del
perseguimento di miopi interessi economici, che si trasformano, purtroppo, in una seria minaccia
per il creato."


Implicita la constatazione che alla base del progetto dell'inceneritore trentino non ci sia
alcuna lungimiranza, ma un semplice perseguimento di miopi interessi economici.
E qui si accresce la nostra incredulità perché a fianco di chi è favorevole all'inceneritore sia
nel governo provinciale sia in quello comunale del capoluogo sembra essersi schierata, in questa
fase, la stessa Chiesa locale attraverso finanziarie controllate e intenzionate a investire nella
costruzione/gestione dell'inceneritore.


Come cittadini, come credenti o laici sensibili all'equilibrio della Natura, non comprendiamo
quale coerenza possa esserci con i ripetuti richiami contenuti nel messaggio di Benedetto XVI,
affinché la Chiesa eserciti la sua responsabilità per il Creato anche in ambito pubblico. Vorremmo
allora ricordare a noi e a tutti, quello che tu stesso hai testimoniato: una forte responsabilità nei
confronti dell'ambiente, che si traduca in un patto di cura di benevolenza e di rispetto nei confronti
della natura; la responsabilità per la qualità della vita di tutti gli esseri viventi a cominciare da
quegli umani, per poi estenderla verso tutti gli altri esseri (boschi, fiumi, animali, microrganismi,
ecosistemi), perché tutti appartengono alla comunità terrestre e sono interdipendenti.


Tu che ti sei fatto povero fra i poveri, come insegna il Vangelo, saprai certamente indicare
alla Chiesa la via maestra da seguire. C'è qualcosa di profondamente sbagliato in scelte che ci
vorrebbero ancor più schiavi di "bisogni" inutili e dipendenti da scelte tecnologiche impattanti e
rischiose quanto evitabili. Oggi, più di ieri, non ha senso insistere in questa corsa verso l'avere
gettando cose e vite che invece andrebbero valorizzate.

E allora, quale miglior modo di farti sentire la nostra voce se non quello di metterci "in
cammino per l'alternativa" sul tuo "cammino"? Attraverso un pellegrinaggio laico e spirituale per
parlarti passo dopo passo e chiederti appoggio.
Insieme a chi si è offerto di portarti questo ed altri messaggi simili ci sono - idealmente ma
concretamente - quei cittadini che ora, in Trentino e altrove, si alternano digiunando in una catena
di solidarietà per promuovere un'alternativa alla combustione dei rifiuti non inquinante. Un piccolo
gesto di rinuncia quotidiana che vuole simboleggiare la capacità e la possibilità dell'essere umano
di essere "generoso" nei confronti della madre Terra. Una catena di condivisione portatrice di una
volontà più alta: quella di salvaguardare l'ambiente per le future generazioni.


Caro Francesco, nel chiederti sostegno per il nostro Trentino, lo chiediamo anche per tutta
l'Italia che sappiamo sotto la tua specialissima protezione.
Grazie.


Con affetto sincero.
Direttivo Nimby trentino onlus

Simonetta Gabrielli
Adriano Rizzoli
Fausto Nicolussi
Sofia Roncador
Franco Faes
Andrea Zanzotto, poeta - Pieve di Soligo (TV)


Religiosi

Tiziano Donini - Trento
Giovanni Esti - Il Cairo
Fabrizio Forti - Trento
Cristian Leonardelli - Livorno
Gianni Nobili - Bondo (Congo)
Renato Pellegrini - Val di Rabbi (TN)


Dal silenzio della clausura

Anna Di Domenico - Arco
Piergiorgio Di Domenico - Firenze
Maria Giovanna Goio - Arco
Lucia Rizzato - Arco 

 

 
In nome della rosa
Mercoledì 10 Febbraio 2010 21:05

14 febbraio, san Valentino: rose con troppe spine. 

rose_e_lavoroFesta degli innamorati. Un'occasione per far festa, per ricordarsi che esistono anche i sentimenti in questo mondo dominato dalle cose.

Regalare una rosa potrebbe sembrare un atto semplice, ma ci siamo mai chiesti da dove provengono quelle rose che il mattino del 14 compriamo per il nostro/a innamorato?

Molti penseranno da San Remo, la famosa riviera dei fiori; ma non è così, certamente non in febbraio; nel 90% dei casi le rose del 14 provengono da qualche serra in Kenia, Colombia ed Ecuador, dove sono state raccolte da lavoratrici locali, sottoposte ad orari impossibili, a trattamenti economici irrisori, a rischi altissimi per la loro salute dovuti all'uso incontrollato e intensissimo di sostanze tossiche antiparassitarie.

Dunque il 12 febbraio le rose vengono raccolte a 50 chilometri da Nairobi, inviate a Nairobi con centinaia di camion-frigo. Da Nairobi partono decine di aerei notturni con frigoriferi, per lo più in direzione Olanda.

Qui vengono portate con altri camion refrigerati nel paese di Aalsmeer, a 50 minuti di camion da Amsterdam, dove il 13 avviene la grande asta dei prezzi e quindi le rose partono dentro centinaia di camion refrigerati in direzione dei diversi mercati che forniscono i vari punti di distribuzione : negozi, carretti ambulanti e venditori ambulanti, tutto qs il 14 mattino.

Un viaggio che deve essere veloce, e deve rispettare la catena del freddo, tenendo conto della merce facilmente deteriorabile.

L' impatto ambientale di questo mercato è enorme ad iniziare dall'inquinamento delle falde, dei laghi e fiumi dove vengono smaltiti i prodotti tossici nelle sede di produzione fino alla produzione di CO2 ed altro lungo tutto il viaggio fino alle nostre abitazioni.

Se si può pensare che comunque tutto ciò possa servire ad assicurare un reddito alle popolazioni dei Paesi locali, bisogna sottolineare che questo mercato non assicura tecnologie o autonomia imprenditoriale dei Paesi utilizzati; ma ricerca soltanto manovalanza a basso prezzo, poco o niente sindacalizzata e territori dove non esistano norme di protezione ambientale.

Appena i lavoratori locali si sindacalizzano o i governanti impongono norme di tutela ambientale, le produzioni in loco vengono smantellate e spostate velocemente in altri territori, lasciando dietro di se soltanto distruzione e danni.

Questo mio racconto è quanto ho appreso, con molto stupore, durante il convegno " Fiori e diritti" il 23-24.01 all' Eurac.

Ma tutto questo è possibile trovarlo in un libro reportage di Pietro Raitano e Cristiano Calvi : " Rose&lavoro".

Ma tutto ciò lo possiamo chiamare sviluppo o ancora di più sviluppo sostenibile?

Certamente no, le rose in inverno in Occidente sono un assurdità, oltre che, come ha affermato Padre Zanotelli, una violazione dei diritti umani.

Soluzioni?

Certamente sostituire le rose con altri regali, locali e di stagione, potrebbe essere un' ottima idea, anche se forse uscire dalla forzatura di queste feste "obbligate" non sarebbe male.

Regalarsi un bacio o una passeggiata mano nella mano sarebbe più che sufficiente, certo non aumenterebbe il PIL.

Se proprio vuoi regalare dei fiori, chiedi al fiorista se sono fiori certificati o recati presso una delle aziende già impegnata per la diffusione delle certificazioni sociali e ambientali ( elenco su www.fioriediritti.org ; www.oew.org ; www.bottegadelmondo.bz.it)

E...

" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante"( Il piccolo principe-di A.de Saint Exupery)

Claudio Vedovelli

 
M'ILLUMINO di MENO 2010
Lunedì 08 Febbraio 2010 16:35


Vemillumino-2010-logonerdì 12 febbraio 2010 si celebra la sesta edizione di "M'illumino di meno": la Giornata del Risparmio Energetico lanciata dalla popolare trasmissione radiofonica Caterpillar, in onda su RAI Radio 2. Dopo il successo delle scorse edizioni, con l'adesione di migliaia di ascoltatori e di intere città sia in Italia che all'estero, quest'anno l'invito a rispettare un simbolico "silenzio energetico" si trasforma in un invito a partecipare a una festa dell'energia pulita.
Ambiente e Salute, WWF Bolzano, Il Nostro virgolo-Unser Virgl, Umweltgruppe Bozen e Meetup di Bolzano organizzano un

banchetto informativo
dalle 16.00 alle 19.00
venerdì 12 Febbraio 2010
in piazza Matteotti a Bolzano
Seguirà l' ormai tradizionale
"Cena a lume di candela"
presso la trattoria "Da Picchio"

La nostra iniziativa si sviluppa in 3 direzioni:

Ricerca, raccolta e denuncia dei punti inutilmente luminosi nella città e delle fonti di energia sporca;
Proposte all'amministrazione comunale di risparmio energetico;
Informazione ai cittadini su buone pratiche di risparmio energetico quotidiano;
nello spirito dell'iniziativa mostreremo alcuni esempi di illuminazione virtuosa: pannello solare, torce a carica manuale, lampade a led e a risparmio energetico ecc.
Per prenotazioni Trattoria da Picchio 0471 - 280253
Per info scrivere a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo

Song M' illumino di meno

 
No alla caccia tutto l 'anno. Mobilitiamoci!
Lunedì 01 Febbraio 2010 14:27
Riceviamo dalla LAC del Veneto questa mail che esorta a mobilitarci contro la caccia tutto l' anno. Come potrete scoprire dall' elenco più in basso, anche i nostri parlamentari locali Thaler Ausserhofer e Pinzger hanno votato a favore della liberalizzazione, mentre il voto contrario di Peterlini è apprezzabile sebbene solitario. Vi invitiamo calorosamente a far sentire la vostra voce, scrivendo ai parlamentari che trovate elencati qua sotto, una mail di netta contrarietà a questa legge. Che la nostra voce sia più forte delle loro carabine!

Io scriverò:
Spettabili Parlamentari,
non voglio che in Italia si cancellino i limiti della stagione venatoria. Non voterò più chi sostiene l' uccisione di animali selvatici soprattutto nel periodo riproduttivo e ancor più durante il passo migratorio e la cura dei cuccioli.
distinti saluti
M. Teresa Fortini
Bolzano
Alto Adige- Südtirol

Il Senato approva la caccia senza limiti temporali.
Bisogna mobilitarsi subito per scongiurare il via libera della Camera!

 


Il 28 gennaio 2010 il Senato ha approvato l'articolo 38 della Legge comunitaria, che cancella i limiti della stagione venatoria, attualmente compresi tra il 1° settembre ed il 31 gennaio, lasciando alle Regioni il compito di fissarli. Il provvedimento passa ora all'esame della Camera.

Sono stati ignorati i pareri negativi del Ministero dell'Ambiente e dell'ISPRA. È stato ignorato l'appello di circa 150 associazioni di cittadini, professionisti, naturalisti, escursionisti, fotografi. Vi è ora il pericolo che gli uccelli vengano cacciati durante la nidificazione, la riproduzione e la dipendenza e durante la migrazione verso i luoghi di riproduzione, con gravissime conseguenze sulla consistenza delle loro popolazioni, ed in violazione della direttiva sulla conservazione degli uccelli selvatici e della nuova direttiva n. 2009/147/CE del 30 novembre 2009 che entrerà in vigore il 15 febbraio 2010.

Andrea Zanoni presidente della LAC del Veneto ha commentato: "Una regione come il Veneto, che dell'estremismo venatorio ne ha fatto una bandiera, approfitterebbe subito di questa legge per far cacciare in estate ed in primavera. Fortunatamente il provvedimento deve ancora ottenere l'approvazione della Camera. Chiediamo a tutti i cittadini di scrivere una email di protesta ai firmatari della legge, di votare un sondaggio sulla caccia, di inviare fotografie ad un quotidiano nazionale e di fare mente locale sull'appartenenza politica di chi vuole la caccia alle coppie di animali selvatici nel periodo di cova o accompagnate dai pulcini o cuccioli."

Qui di seguito la lista completa dei senatori che hanno votato A FAVORE, CONTRO, ASTENUTI ed in missione, con a fianco il partito di appartenenza.

LAC Lega Abolizione Caccia - Sezione del Veneto - via Cadore, 15/C int.1 - 31100 Treviso Info: 347 9385856 email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo - web: www.lacveneto.it

Leggi tutto...
 
Masterplan urbanistico della Dubai del Sudtirolo
Giovedì 28 Gennaio 2010 20:16

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

  

Lmasterplan_meetupo spettacolo offerto dal Consiglio Comunale

Nel palco riservato al pubblico c'eravamo solo noi: una decina di ambientalisti di varie associazioni e un paio di giornalisti. In discussione il rivoluzionario piano urbanistico che dovrebbe contribuire a far conseguire alla nostra città il titolo di capitale europea della cultura, di capitale mondiale dell'alpinismo, di capitale dell'arte e di capitale delle Alpi.
Fin dalle prime battute siamo rimasti colpiti dal clima pacato e rilassato del dibatto. Il consigliere di turno si alzava ed esponeva il suo pensiero con un tono uniforme e rilassante, sicuro che nessuno lo avrebbe ascoltato e che poteva dire tutto quello che gli passava per la testa.

Il verde Moroder quasi sdraiato sulla poltroncina aveva in mano il giornale e ha continuato a leggerlo per quasi tutta la seduta, senza degnare di uno sguardo gli oratori che si avvicendavano. Altri consiglieri seguivano il suo esempio. I più discutevano fra di loro senza preoccuparsi che il brusio soffocasse le parole di chi stava parlando. Anche il Sindaco arrivato in ritardo dimostrava poco interesse alla discussione e molto di più al suo ipod. Solo qualche vecchio consigliere educatamente ascoltava in silenzio. Prestava pure attenzione il professor Sbetti, l'autore del piano, se non altro per dimostrare di meritare il compenso richiesto che pare si aggiri in circa 400.000 euro, una quisquiglia di 1.300 euro a pagina.
Il dibattito è continuato così nella più totale indifferenza. Il brusio di fondo s'è pacato solo per un paio d'interventi: quello dei consiglieri Tomada e Benussi. Apprezzabile il primo solo per la difesa della collina del Virgolo; vuoto e senza proposte il secondo.

Nonostante il brusio di sottofondo siamo riusciti a comprendere il pensiero unico che rendeva il clima così sereno e che, nonostante la formale contrapposizione delle parti, costituiva il collante ideologico dell'intero consiglio.

Sull'aumento del cemento in città sono tutti d'accordo. Gli unici distinguo riguardano la distribuzione, giacché l'affollamento urbanistico e il traffico non piacciono a nessuno.

 

Quasi in tempo reale, prima ancora dell'approvazione del Masterplan la commissione urbanistica ha approvato le prime tre delibere della variante stralcio per la costruzione di 1100 alloggi.

Un nuovo quartiere fantasma sorgerà in Viale Druso con la sottrazione di più di quattro ettari di verde agricolo da destinare a riscatto o in affitto al ceto medio con redditi familiari al di sotto degli 80.000 euro. Poi il macello di via Macello, destinata a diventare il quartiere Shangai della città. Su un area di 5000 metri di proprietà del Comune la prevista volumetria del cemento supererà i 17.000 metri cubi. Poi Maso della Pieve (6.700 metri quadrati) e altri piccoli appezzamenti.
Il risultato: decine di migliaia di metri del territorio cittadino saranno consumati inutilmente poiché non c'è stata una effettiva valutazione del bisogno abitativo.

 Il calcolo del fabbisogno presunto si basa su una ipotetica valutazione della crescita economica e della popolazione cittadina, priva di qualsiasi fondamento e senza tener conto dell'enorme patrimonio abitativo inutilizzato.
Ciò che conta non è la qualità della vita dei cittadini in una città che diventa sempre più brutta e soffocante. Importante è garantire buoni affari per costruttori e cooperative, finanziati in gran parte con il denaro pubblico.
Questa è la parte che sicuramente si realizzerà insieme alle orribili costruzioni:  Hafner del vento, Palazzo Salewa, sfaccettato e articolato in piastre e torri - la più alta delle quali a 50 metri di altezza, primeggerà su tutte nella città dei prossimi anni; il centro commerciale Podini e via dicendo. Viene da pensare che l'esempio portante per lo sviluppo della città sia Dubai. 

Il brutto dunque è garantito, per quanto riguarda invece la parte ambientale che dovrebbe sollevare la precaria qualità della vita e della salute dei cittadini il libro dei sogni rimane sempre aperto.

 

Alberto Filippi - Bolzanobella

 
Salviamo la stazione di Bolzano
Sabato 23 Gennaio 2010 08:58

stazione_di_bolzano

Ci sembra importante che il dibattito sulla mobilità e sullo sviluppo urbanistico della citta di Bolzano esca dalle segreterie dei partiti e dalle  pigre aule istituzionali e trovi  spazio di discussione  tra i cittadini. In questa ottica il comitato " Rettet del Bahnhof/salviamo la stazione " da un contributo importante sia per quanto riguarda la partecipazione civica che la qualità delle analisi e delle proposte.

 

COMUNICATO STAMPA

Il Comitato " Rettet den Bahnhof / Salviamo la stazione " ha analizzato quanto è stato illustrato il 15.1.2010 nella presentazione ufficiale del Masterplan e del Piano Urbano della Mobilità ed ha rilevato varie incongruenze soprattutto nel piano della mobilità e cioè :

* Il " potenziamento servizio urbano sulle linee ferroviarie " è trattato in sole 7 righe.
* L'areale ferroviario come zona di sviluppo di Bolzano non è stato studiato nel progetto pur trattandosi di uno spazio molto significativo per la città. Nell'ultimo anno sia il nostro comitato che l'associazione culturale dell'Ordine degli Architetti ha più volte studiato questo tema con varie proposte per cercare delle soluzioni per il domani.
* Manca ogni indicazione sul futuro della posizione attuale della stazione con i relativi binari come pure sull'uso dell'area circostante. Queste , secondo noi, sono le premesse necessarie per poter predisporre il bando di concorso per lo studio di quest'area. Sia il nostro Comitato che i rappresentanti di FS/RFI hanno più volte insistito sul fatto di non spostare la stazione, con i relativi binari per il servizio viaggiatori ,dalla posizione in cui si trova attualmente.
* Nulla si dice in merito ad un miglior utilizzo della rete e dei trasporti ferroviari. Si parla solo dopo il 2020 di alcune nuove stazioni sia sulla linea per Merano che verso Laives. E' chiaro che si tratta di una data del tutto aleatoria dal momento che viene legata alla nuova circonvallazione ferroviaria per le merci da Prato Isarco a Bronzolo/ Ora per la quale vi sono ancora molti problemi irrisolti quali l'uscita a Bronzolo o il proseguimento in galleria fino a Trento.
* Non viene neppure citata la realizzazione del 3° binario tra Bolzano / Zona Industriale / Ora ,già previsto nell'ultimo PIANO PROVINCIALE TRASPORTI ed anche nel FerroPlan, e che risulta indispensabile per poter utilizzare le predette stazioni in un tempo molto breve anziché tra 15 anni. Un servizio di treni ogni 20 minuti tra Bolzano e Ora, come previsto nel piano provinciale, porterebbe sicuramente a ridurre il traffico delle auto diretto in città con benefici sia sulla viabilità che sull' ambiente.

 

Dopo queste brevi considerazioni il Comitato rinnova le proposte già presentate :

1) Il piano della mobilità non può prescindere da un miglior utilizzo della rete ferroviaria.

2) La stazione di Bolzano deve essere presa come punto di partenza per lo studio della mobilità e perciò questo aspetto deve essere considerato prioritario rispetto a tutti gli altri del Piano della Mobilità.

3) Riteniamo indispensabile innanzitutto la realizzazione del 3° binario,per il quale esistono già gli studi sia di FS/RFI che della Provincia nonché il preforo sotto il Virgolo, prevedendo da subito anche la quota parte di finanziamento.

4) Riteniamo che il testo del bando di gara per il nuovo progetto della stazione e relativo areale prima della pubblicazione ufficiale sia da rendere noto in modo che la cittadinanza possa prendere visione del contenuto nonché valutare l' inserimento anche delle nostre proposte.

 Invitiamo tutti i Consiglieri Comunali ad ampliare lo studio sul Piano dei Trasporti con chiare indicazioni sulla riqualificazione della stazione di Bolzano come detto sopra e sulla realizzazione del 3° binario.

Vi esortiamo pertanto ad approfondire e modificare questo piano alla luce delle nostre proposte.

 Infine le 10.000 firme da noi finora raccolte rispecchiano la volontà dei cittadini su questo tema che è particolarmente sentito da ampi strati della popolazione sia della città che dei Comuni vicini che delle Associazioni citate.

 

Per il Comitato

Dr. Peter Ortner

Bolzano 23 gennaio 2010

 
Una mela al giorno...
Domenica 17 Gennaio 2010 20:35
Alla Redazione del Centro Consumatori Utenti

 

e per conoscenza Al Consorzio delle Cooperative Ortofrutticole dell'Alto Adige (VOG)

All'Associazione Ambiente e Salute

 

mela_velenoscrivo in merito all'articolo "Una mela al giorno..", pubblicato sul Vostro Mensile di informazione, nr 1/gennaio 2010. Nel breve articolo a pagina 6 si consiglia di mangiare le mele con la buccia perché la maggior parte delle sostanze salutari (fruttosio e destrosio, pectina, vitamina C, poifenoli, potassio e altri sali minerali) si trovano nella buccia del frutto.

Come noto, l'Alto Adige è uno dei maggiori produttori di mele, su circa 18.000 ha si producono oltre 1.000.000 di tonnellate di questo frutto. Si presume quindi che le mele che nell'articolo si consigia di mangiare con la buccia, siano anche quelle altoatesine.

Nelle campagne promozionali per promuovere il consumo di mele del Sudtirolo si informano i consumatori che "L'uso di agenti chimici è un'eccezione", "nel limite del possibile i parassiti verrebbero combattuti in modo naturale" (http://www.vog.it/it/vog/coltivazione/tecniche-di-coltura/coltura-integrata.html). La realtà della coltivazione delle mele altoatesine è ben diversa.

L'Alto Adige è la provincia italiana con il maggiore impiego di agrofarmaci. Secondo i dati del 6° Rapporto sullo stato dell'Ambiente della Provincia di Trento, in Sudtirolo vengono impiegati 58,81 kg/ettaro di agrofarmaci, ben oltre sei volte la media nazionale (9,14 kg/ha).

Riguardo ai residui di fitofarmaci nella frutta, dai dati del Centro di sperimentazione Agraria di Laimburg emerge che negli anni tra il 2002 ed il 2008, in media, è stata determinata la presenza di residui di agrofarmaci sull' 86% delle mele altoatesine. Le mele analizzate, comprese quelle esenti da residui, sono risultate contaminate da 2,1 residui, con una tendenza in crescita: mentre nel 2003 si riscontravano 1,2 residui, negli ultimi anni si è passati a 3,1 residui.

Dai dati sopra esposti emerge quindi nella produzione di mele un elevato impiego di pesticidi, alcuni di essi potrebbero avere effetti cancerogeni, neurologici e sulla riproduzione.

Come da voi suggerito, il consumo di mele con la buccia potrebbe avere un ruolo protettivo per le sostanze salutari contenute, andrebbe però tenuto in considerazione un possibile rischio derivante dall'introduzione, con la dieta, di prodotti fitosanitari dannosi alla salute.


Luigi Mariotti ( WWF Trentino Alto Adige)

In allegato:
Tabella 6.12 del 6° Rapporto sullo stato dell'Ambiente della Provincia di Trento
Articolo della Rivista Frutta e Vite: Effetti sulla salute derivanti dall'esposizione a prodotti fitosanitari
Articolo della Rivista Frutta e Vite: I residui sulle mele altoatesine

 
Evviva gli sposi!
Domenica 27 Dicembre 2009 21:01

matrimonio_2Se avete deciso di fare questo passo, vi consigliamo vivamente di scegliere Cassineta di Lugagnano per sposarvi, è il  primo Comune in Italia a Crescita zero, il Comune dal quale è partita la campagna nazionale "Stop al consumo di territorio". Il Sindaco in persona, Domenico Finiguerra, vi invita a nozze! Ed è un posto da favola. Leggete un pò!

 

Un matrimonio per un pezzo di terra di Domenico Finiguerra

Il Comune di Cassinetta di Lugagnano ha scelto di preservare la terra. Di consegnarla il più possibile integra alle prossime generazioni. Una scelta che si è tradotta nell'adozione di un Piano Regolatore che non prevede aree di espansione.

Una scelta radicale, che però mette in costante difficoltà il bilancio comunale, che non può più contare su entrate cospicue dovute alla svendita del territorio.
Una scelta che ha attivato, per poter pareggiare il bilancio, il vecchio detto "fare di necessità virtù".

Cassinetta è un bel posto, con il Naviglio Grande, la Passeggiata dell'Amore, le Ville Settecentesche, divenuta una piccola capitale dell'ambientalismo italiano (da qui è partita la campagna nazionale "Stop al Consumo di Territorio"). Da anni si resiste contro un mostro d'asfalto che la Regione Lombardia e l'ANAS vorrebbero costruire per raggiungere in un lampo l'aeroporto di Malpensa.

Da qualche tempo, Cassinetta di Lugagnano ha incominciato ad essere considerata come una bella località per celebrare il proprio matrimonio.
Così, notata questa particolare attenzione sul nostro comune da parte di "aspiranti" sposini, abbiamo deciso di metterla a frutto... e invece di lottizzare la terra per pareggiare il sempre precario bilancio... Abbiamo deciso di inventarci i matrimoni per la terra...

Volete sposarvi a mezzanotte? Nessun problema. Il portone del comune si aprirà davanti ai vostri occhi e il sottoscritto sarà lieto di leggervi gli articoli di rito del codice civile, anche a lume di candela. Anche al termine di una poesia di Pablo Neruda o di Kahlil Gibran.

Volete scambiarvi gli anelli su una barca, durante una crociera sul Naviglio Grande, e poi salutare amici e parenti nel giardino di una villa all'ombra di platani secolari accompagnati da un violino?
Nessun problema. Sindaco, assessori e consiglieri comunali di Cassinetta di Lugagnano, si mettono a vostra disposizione.

E se vi siamo antipatici...oppure se volete che a sposarvi sia assolutamente quel vostro caro amico con cui avete condiviso la vostra adolescenza...la mia fascia tricolore è a disposizione.
Un matrimonio per un pezzo di terra. Sposatevi a Cassinetta di Lugagnano. Grazie!

Il Sindaco
Domenico Finiguerra

 


 
Pace e crisi ambientale nelle parole del papa.
Giovedì 31 Dicembre 2009 15:45

ratzinger_-papa-300x300


altoadigeLeggo, non senza stupore, sull’Alto Adige del 31 dicembre 2009 un interessante articolo di Paolo Valente che riprende il tradizionale messaggio del papa Benedetto XVI pubblicato in occasione della giornata mondiale per la Pace.
Vi invito a leggere questo articolo a prescindere dalle vostre convinzioni religiose e a condividere con me la speranza che sia un segno di un cambiamento nella linea editoriale del quotidiano.  Purtroppo il 2009 è stato un anno nel quale l’editore del quotidiano Alto Adige non si è dimostrato molto sensibile all’argomento, infatti ha soffocato le voci di chi stava provando a cambiare le cose nel nome dell’ambiente. Per esempio, durante la campagna referendaria provinciale per la Democrazia Diretta e l'aeroporto il quotidiano ha fatto una sfrontata propaganda astensionista e di parte. Con un’informazione a senso unico (disinformazione) l’Alto Adige si è reso complice al fianco delle lobby economiche del fallimento dei referendum che avrebbero dato uno strumento democratico ai cittadini per incidere sulle decisioni politiche di un sistema di governo assolutamente incapace di occuparsi di una crisi di tali proporzioni.
Alessandro Cosi

 

Cambiare mentalità, la questione ecologica

Fonte: Alto Adige 31-12-09 Di Paolo Valente


La sensibilità ambientale si fa strada? Un tempo erano piccoli gruppi ad insistere sul tema del degrado della natura e a sottolinearne le conseguenze, ora questo atteggiamento sembra divenuto patrimonio comune. La questione non è necessariamente un segnale di crescita culturale. Oggi infatti molti invocano la tutela dell’ambiente semplicemente perché hanno paura di ciò che potrà accadere nel prossimo futuro, non ancora per senso di responsabilità o per una nuova consapevolezza del proprio ruolo politico.

Leggi tutto...
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 37

Ultimi commenti

Links