Intanto si fanno sparire i giovani “ fracassoni” dalle vie
del centro.
Il suolo è una delle risorse fondamentali così come l’acqua
e l’aria, ed è proprio il suolo ormai
una delle prede preferite dei nostri amministratori. Per anni si discute di PUC, si
fanno incontri democratici e partecipativi, poi in 2 giorni con 96
provvedimenti si cambia la faccia della città, si regalano cubature, senza che
i cittadini sappiano nemmeno cosa stia succedendo. L’assessora all’urbanistica
dispensa cubature a destra e a manca e promette,dopo l’occupazione
orizzontale uno sviluppo verticalmente cementificato. 100 provvedimenti
discussi in 2 giorni: che provvedimenti sono? chi ha votato a favore? con
che logica?
Vorremmo tanto che qualche consigliere comunale, di buon cuore e
amante della trasparenza e della democrazia ci raccontasse cosa è successo in
quei 2 giorni in Comune fino a notte inoltrata e cosa potrà accadere nei
prossimi davanti a casa
nostra!!
Per anni si discute di piano
traffico (PUT) e di mobilità (PUM) poi
un mattino un certo assessore noto per la sua decisionalità (der Mann ohne Taten) (boulevard corso Libertà, zone traffico limitato, 30 all’ ora, e
molto altro) e per le promesse da pinocchio ( semaforo in viale Venezia, questione della sbarra di via della Vigna) , propone di fare 2000 parcheggi per eliminare
le auto dalla città.
Un assessore che in 3 anni non è riuscito nemmeno a
ipotizzare un piano mobilità, presentato e ritirato più volte, dopo aver detto che il suo motto è “accontentare tutti ", ora ha deciso chiaramente chi accontentare: il popolo delle auto, gli
amici del commercio, i produttori di CO2 e i
rallentatori della mobilità cittadina.
Esultano anche i Verdi per bocca del loro portavoce Helmut
Moroder e sposano a pieno il progetto, che libererà suolo e aumenterà le
ciclabili. Non ci stupisce la posizione dei Verdi, che paiono aver perso,
almeno a Bolzano (ma esistono Verdi diversi in città e in Provincia ?)
qualsiasi contenuto ambientale, guidati dall’ingegnere sorridente, che afferma
con estrema pacatezza che incenerire è il modo più ecologico di trattare i
rifiuti e che costruire 2000 parcheggi è una scelta ecologica. Capiamo che i
Verdi siano un po’ in confusione e lo
dimostra il passaggio dell’ ex
europarlamentare Verde Messner al
servizio di Durnwalder; ma cercare di far credere che 2000 parcheggi servano
ad eliminare le auto e favoriscano l’uso della bicicletta, ci pare oltreché
ridicolo anche vergognoso e poco rispettoso dell’intelligenza dei cittadini.
2000 parcheggi per eliminare le auto?
- Le auto non verranno eliminate anzi, se si
facilitano gli spostamenti e i parcheggi, smantellando le zone colorate e reintroducendo il parcheggio libero come propone Ladinser, anche se a disco orario, succederà esattamente il contrario;
-le ciclabili non c’entrano nulla con questo piano, perché la
viabilità ciclabile dipende dalle scelte politiche sulla mobilità cittadina e non dai parcheggi, per eliminare le auto bisogna chiudere le strade e non aumentare i
parcheggi e considerare i ciclisti i più esposti agli inquinanti
prodotti dalle auto oltreché quelli che con i pedoni corrono costantemente il rischio di venirne
investiti
-il sottosuolo è una risorsa importante ed il livello di impermeabilizzazione delle nostre città è ormai molto alto così che
non ci si può stupire se ad ogni pioggia abbondino allagamenti e frane.
-Una piazza sopra un parcheggio non piace a nessuno (vedere pza Matteotti, piazza Tribunale: vuote e desolate) inoltre ormai i garage
sotterranei sono diventati anche magazzini, cantine, ripostigli e quant’altro e nonostante il continuo costruire di garage non si libera neanche per
sbaglio una strada
- i costi
di queste inutili e dannose opere dovranno in qualche modo essere sborsati dai
cittadini
- costruire garage in centro, continuando
nell’errore iniziale, impedirà qualsiasi politica della mobilità
Peccato,
veramente peccato che i Verdi, dopo aver voluto e difeso l’inceneritore a
Bolzano ora difendano un piano che non
è un piano, ma solo un modo di
dare lavoro ai soliti costruttori, un modo di aumentare la quantità di cemento, un modo per impermeabilizzare definitivamente il suolo della città, un modo di aumentare il
potere calorifico della città stessa, un modo probabilmente di far cassa per il
Comune attraverso la propria municipalizzata (SEAB), così come avviene in
Ospedale.
Se questa è la verità, se l’unico
modo per rimpinguare le casse comunali non è quello di ridurre gli sprechi,
di ridurre feste e mercatini, di ridurre spese di rappresentanza, di
ridurre acquisti a volte incomprensibili, se l’unico modo è fare parcheggi e produrre rifiuti; allora per favore ridateci l’ICI, ma smettetela di costruire e di mangiare suolo.
Forse prima di andare a votare il
26 ottobre dovremo rifletter anche su tutto ciò, e non solo!
Le occasioni per riflettere su questioni
importanti come ambiente, politica e territorio sono molteplici. Questa breve
rassegna documentaria ci offre una serie di analisi e spunti per rispondere a
quesiti come:
quanto ancora la natura potrà essere
sfruttata in Alto Adige in
nome del benessere ?
Quanto questo benessere ha modificato stili
di vita e abitudini degli altoatesini? E tutto questo è davvero benessere?
Si può vivereconsumando di meno, producendo meno rifiuti e
facendo a meno dell'inceneritore, quell'enorme macchina del consumo che brucia
materiali ancora buoni per crearne di nuovi, inquinanti e tossici?
Wer sich gerne mit den Themen Umwelt,
Politik und „Heimat“ beschäftigt, wird sich sicher auf diese themenbezogene
Filmreihe freuen, welche die Möglichkeit bietet, verschiede damit verbunden
Aspekte zu vertiefen: Wieviel Natur kann in Südtirol dem sog „Wohlstand“ zum
Opfer fallen?
Inwiefern
hat dieser „Wohlstand“ unsere Bräuche und Lebensgewohnheiten verändert? Und ist
dieser wirklich ein Indikator für eine gute Lebensqualität?
Wie
wäre unser Leben, wenn wir weniger konsumieren und somit weniger wegwerfen
würden? Wäre dann eine Müllverbrennungsanlage - welche verwertbare Materialien
verbrennt und dabei giftige Abgase produziert - noch vertretbar?
Continuano i tentativi di “sbancare” le
nostre montagne.
Ma la popolazione sudtirolese dimostra di
saper reagire e nonostante il silenzio degli amministratori provinciali il
comitato "Aktionsgemeinschaft Reischach für eine lebenswerte Zukunft"
per domenica 28 settembre ha organizzato un referendum autogestito per rilevare
l'opinione della popolazione di Reischach sul progetto"Ried".
Ora sta nelle mani della gente e della sua
consapevolezza la conservazione del versante nord-est di Plan de Corones, di
Walchhorn Ried nonché del letto della Rienza presso Perca.
Siamo stati alla manifestazione dell’ Alpe di Siusi contro
la cementificazione. Una bella giornata, molti striscioni, molte iniziative
popolari , che però non hanno avuto, non sappiamo per quale scelta degli organizzatori,
possibilità di parlare.
Tre discorsi ufficiali, uno del presidente dell’AVS Vometz,
che ci ha raccontata una nota storia indiana, commovente e importante, ma di
indiani veramente all’Alpe non se ne sono visti, un quasi imbarazzato
intervento di un rappresentante del Cai e infine uninteressante, professionale e accorato appello di un architetto germanico, Gotlieb Hempel.
Poi hanno parlato gli organizzatori di ProSeiseralm e Pro Catinaccio. La manifestazione si
concludeva lì. E gli altri ?
Non so se eravamo tanti o pochi, certo non è il numero che
conta ma i contenuti, poi ognuno dovrà fare i conti con le proprie capacità di
mobilitazione e la propria vera rappresentatività; certo a detta di molti stonava
un po’ il luogo prescelto, malga Ritsch, troppo lontano dalla vera
cementificazione , tanto che il nostro striscione “ SO NICHT”
straiato su un bellissimo prato verde avrebbe invece dovuto ricoprire
quell’obrobrio architettonico di chiesa o simbolicamente tutto quell’ammasso
inestricabile di costruzioni commerciali e alberghiere che si sta sviluppando al Compatsch.
Quello che avrei voluto dire all’Alpe di Siusi.
Innanzitutto porto il saluto, la solidarietà, la
partecipazione della città di Bolzano, una città che ha da tempo perso la
guerra contro la cementificazione, in mano a costruttori arrembanti, architetti
compiacenti e politici ben disposti. Ora che tutto è stato cementificato in
orizzontale, si punta allo sviluppo verticale: dai cubi alle supposte.
Una città caldamente cementificata, a cui ora si prova a strappare
anche le pendici ( Virgolo, Renon, Guncina ecc.)
Vorrei lanciare il mio saluto anche ai cosiddetti “residenti
contestatori” che innalzano un cartello con la scritta : “ Lasciateci vivere
l’Alpe” . Lasciateci vivre che però non deve significare lasciateci costruire.
L’Alpe ma la
Terra in generale diceva Ghandi, è grande c’è n’è per tutti,
ma non per l’egoismo di tutti.
Bisogna parlare con i residenti, se è possibile coinvolgerli,
parlare con loro di possibilità di sviluppo diverse, sottolineare che se l’Alpe
ha ancora ampi spazi verdi, in generale non è così e che quindi questi
diventano ancora più importanti da mantenere. Che la Terra è una ed è di tutti,
così come l’ Alpe è di tutti, non solo dei residenti , ma che insieme dobbiamo
capire e decidere il suo futuro.
Smettiamola di guardare al vicino che ha avuto la
possibilità di ampliare il suo albergo, spezziamo questa catena
dell’autodistruzione.
Certo, se fossi un contadino o un albergatore del Ritsch e
tutti i giorni avessi davanti lo scempio del Compatsch e probabilmente le
ricchezze che girano da quelle parti, mi arrabbierei, vorrei sapere come è
possibile che ciò accada, perché qualcuno sì altri meno.
La domanda è: perché tutto ciò e non solo all’Alpe, mi
riferisco al Catinaccio, malga Ried, San Genesio, e a tutti gli sbancamenti
sudtirolesi: perché tutto ciò accade?
La risposta è nella storia di ogni nuovo insediamento: la
legge lo permette, leggi approvate nel consiglio provinciale altoatesino, dal
partito di maggioranza innanzitutto, ma passate sotto un quasi assordante
silenzio di tutti.
Leggi che permettono cambi di destinazione, aumenti e spostamenti di cubature, raccordi,non rispetto delle tutele ambientali e
paesaggistiche.
E allora mi chiedo cosa facciamo qui, senza armi
(democratiche), senza obiettivi concreti, solo a testimoniare un disastro ineluttabile?!
E mi chiedo dove erano molti partiti che oggi sono qui,
quando passavano certe leggi, perché manifestazioni come questa di oggi non si
sono fate allora? Perché le proteste scattano sempre a lavori iniziati? Quando
quasi sempre è ormai troppo tardi?
Oggi siamo qui ed era giusto manifestare un mese prima
delle prossime elezioni provinciali, mandare un segnale forte. Ma cosa
succederà il 27 ottobre 2008
a poltrone occupate? La politica avrà per altri 5 anni
mani democraticamente libere; e
noi e le nostre montagne?
Vedo sul prato, oltre agli striscioni contro la
cementificazione delle montagne, anche striscioni contro il BBT e contro gli
inceneritori , temi apparentemente lontani da quello di oggi, ma secondo me,
strettamente collegati, perché rispondono alla stessa logica di potere, allo
stesso modello di sviluppo: andare avanti, sconfiggere addirittura le leggi
della fisica, assoggettare la natura con un unico fine che è il guadagno, il
mercato; che i politici oggi chiamano il benessere di tutti, ma che in effetti è
la ricchezza di pochi contro la fatica quotidiana di molti.
Se capiremo che tutti questi temi percorrono un’unica
strada, e riusciremo a proporre un modello di sviluppo, una società diversa,
forse allora unendo le nostre forze e smettendola di pensare di trovare strade
personali o civettando con la politica, riusciremo a trovare motivazioni, che
ci daranno la forza per resistere, resistere, resistere.
L’assessore Laimer non perde l’ occasione per celebrare la propria creatura: l’inceneritore da 130.000 tonn/anno di Bolzano.
Sordo a qualsiasi novità nella gestione dei rifiuti, incurante delle affermazioni di molti scienziati che mettono l’incenerimento fra le tecnologie superate e propongono nuovi metodi di gestione dei rifiuti senza incenerimento; fregandosene di appelli di medici e di comunicazioni scientifiche che testimoniano i danni alla salute dei cittadini dovuti alle emissioni degli inceneritori, anche quelli più moderni, l’assessore continua a ribadire che l’inceneritore produrrà benessere per l’ambiente e per la salute dei cittadini.
La nostra impressione è che la miopia e la scarsa fantasia dell’assessore farà fare all’ inceneritore la stessa sorte toccata all’impianto di compostaggio: tanti soldi dei cittadini, buttati via per un impianto rimasto presto inutilizzato, superato e infine regalato ai cittadini vietnamiti.
Questa sarà la sorte dell’inceneritore se continueremo, anzi miglioreremo la raccolta differenziata, passando al porta a porta di tutte le frazioni e a tariffa puntuale, se i consumi diminuiranno, come pare e se riusciremo a ridurre gli imballaggi, se cominceranno a diffondersi pratiche di autoproduzione e di consumi collettivi.
Se tutto ciò accadrà, ma forse sta già accadendo, l’inceneritore, la soluzione frutto della pigrizia e della poca conoscenza dei nostri amministratori rimarrà vuoto, a meno che non si decida di cominciare, come si fa in altre regioni, Brescia innanzitutto, a comprare rifiuti, perché questo sarà l’unico modo di mantenere in piedi un investimento sbagliato.
Si susseguono ormai
quotidianamente denuncie da parte di associazioni, singoli cittadini
e organi di stampa, di nuovi sbancamenti del patrimonio
naturalistico del Sudtirolo:
Ormai
non passa giorno che nuovi pezzi di montagna vengano utilizzati per scopi
turistico ricettivi e personali.
Ci
chiediamo come tutto ciò sia possibile?
Da semplici cittadini
pensiamo che tutto ciò può accadere perché le normative provinciali permettono questi scempi.
La sensazione è che tutto sia troppo a favore di chi vuol
costruire, che bastino piccoli cavilli, qualche spostamento di cubatura, qualche promessa di compensazione, per costruire
una cattedrale, non nel deserto ma sulla montagna.
Quali mezzi hanno attualmente i cittadini per opporsi o almeno per
essere consultati, per poter partecipare a queste decisioni importanti che riguardano la terra dove essi vivono?
Nascono sempre più numerosi comitati di difesa dei singoli
territori ( Alpe, Carezza, Virgolo ecc.), ma che strumenti hanno questi cittadini di
modificare il corso impetuoso della cementificazione e del disboscamento?
Crediamo di non sbagliare identificando nella Provincia e
quindi nel partito di maggioranza, l’SVP
con il suo leader massimo presidente Luis Durnwalder e i suoi assistenti in
particolare l’assessore all’ambiente Laimer e l’assessore ai lavori pubblici
Mussner i massimi responsabili di questa situazione; essi hanno in questi anni
lavorato e legiferato, creando questa situazione.
Certamente altre formazioni
politiche hanno fatto la loro parte;
nascondendosi dietro l’alibi dell’assoluto strapotere SVP, hanno
spesso taciuto (cosa pensa di questi
scempi il partito ”democratico” degli ambientalisti del sì?) o sussurrato
timide proteste, tirando a campare, senza comunque strapparsi le vesti e senza
atti pubblici importanti.
In molti casi pare che sia troppo tardi, che tutto sia già deciso,
anzi già si inizino i lavori.Troppo spesso questo accade, troppo spesso si arriva tardi: perché?
Da quanto tempo tutto ciò era noto? perché solo un mese prima delle
elezioni ci si stupisce di cose già progettate da anni? Perché la popolazione
non è stata informata e mobilitata?
Abbiamo letto con interesse il reportage del presidente Dello Sbarba dalle cime del
Catinaccio e apprezzato la sua dettagliata descrizione della situazione. Ma
ora cosa ci propone di fare il presidente? Non si sente nemmeno un po’ stretto
nei panni di Presidente di una Provincia che permette questo tipo di scempi?
Aderiamo senz’altro alla petizione del gruppo SOS Catinaccio e alla
manifestazione proposta per fine settembre sull’Alpe di Siusi dalla Pro Seiser Alm. Dovremo però
trovare forme di collegamento fra le diverse iniziative e ognuno nel suo ambito
far sentire la voce dei cittadini. Ci vorrebbe infine un’azione forte, un’azione
di tutti i diversi comitati, di tutti i cittadini altoatesini e non incavolati
contro questi scempi. Una grande manifestazione davanti proprio alla
Provincia.
Tornando da una gita, oggi ho rivisto in stazione quegli
assurdi "cannoni artistici refrigeranti" . Una cretinata artistica, ben peggio
della famosa rana: cretina perché inno al consumo energetico inutile, all' inquinamento acustico e perché
pure sponsorizzata dalla stessa azienda che vuole costruire questi impianti sul
Catinaccio.
Ma chi ha permesso tutto ciò?
Incominciamo almeno con lo
spegnere questi assurdi emblemi dello spreco e dello scempio.
Bolzano città dai due volti. Una strana città dove c’è tutto
e il contrario di tutto. Dove in qualsiasi direzione tu guardi c’è il meglio.
Dove c’è l’eccellenza della raccolta dei rifiuti insieme al miglior
inceneritore del mondo; dove c’è l’aria più buona e l’autostrada più cittadina; dove convivono ecoarchitetti e angioletti di ceramica,dove si rispetta la natura ma si uccidono senza pietà cervi
cittadini e marmotte di montagna.
Ma il
massimo dell’eccellenza la città di Bolzano l’ ottiene nella
viabilità; una città a misura d’uomo, anzi di bicicletta, nella quale si riesce
a ridurre il traffico aumentando le strade e i parcheggi; si fermano i
pendolari costruendo parcheggi centrali un po’ ovunque e nella confusione
totale si inserisce, in pompa magna un bel tram, perché come diceva l’assessore Ladinser :
“ non bisogna scontentare nessuno…” Ai ciclisti le ciclabili, anche se spesso
pericolose e con qualche sbarra di troppo; alle auto
le strade, ai mezzi pubblici poco e niente e se ancora qualcuno si lamenta... un bel
tram.
Peccato che il problema del traffico e della viabilità, che
comprende da una parte il problema dell’inquinamento dell’aria e dall’altra la
possibilità di spostarsi nel modo più rapido e dolce possibile nella città, non
si possa risolvere a spicchi , ma debba nascere da una precisa scelta, perché
la strada è una e tutti insieme non ci si può stare e a forza di accontentare
tutti fra un po’, o già ora, sono tutti
scontenti: automobilisti, ciclisti, pedoni, mezzi pubblici e in futuro persino
i tranvieri.
Ma il tram è veramente la soluzione di tutti i problemi di
viabilità della città di Bolzano? E’ il tram un punto di arrivo o un punto di partenza? Bisogna prima fermare i pendolari e poi fare il tram o
viceversa?
La nascita di centinaia di parcheggi in centro ( Gries,
piazza Vittoria, via Weggenstein, via Cassa di Risparmio,funivia del Renon,ecc...) a coronamento dei sogni dell’assessore Ladinser
va nella stessa direzione del tram?
In futuro avremo: 1) parcheggi vuoti appena costruiti e
gestiti dalla municipalizzata del Comune ? 2) tram vuoti?
E gli ambientalisti di Bolzano che pensano, se ancora
pensano, oppure se esistono?
Intanto pubblichiamo
le considerazioni del dottor Pierluigi Gaianigo
, consigliere di circoscrizione di Gries-S.Quirino, del WWF e da tempo appassionato
e competente studioso di viabilità e di sistemi di riduzione dl traffico cittadino
automobilistico.
Nell'indifferenza generale della popolazione, anche il Consiglio comunale di Bolzano ha approvato il progetto di fattibilità del tram Caldaro-Appiano-Bolzano . Ora si darà incarico per il progetto definitivo. E' buona cosa? Forse sì, forse no!
Non lo so, come non lo sa la popolazione di Bolzano. Il progetto, nei suoi particolari, è noto a poche persone e non sono state fatte presentazioni e dibattiti pubblici (a proposito di trasparenza). Rimangono molti dubbi e domande inevase.
1) Manca ancora colpevolmente una "visione" generale della mobilità futura in città (PUM). Prima è necessario fare questo per decidere se vogliamo una "città con auto" o una "città senza (relativamente) auto".
Solo dopo questa scelta politica, si potrà scendere in particolari tecnici e decidere per es. di costruire parcheggi sotterranei dappertutto (anche in piazza Vittoria) oppure di costruire una linea tranviaria da Caldaro, ma anche - e con maggior ragione - da Laives. E' una questione di metodo, da discutere ampiamente anche fuori dalle stanze comunali e provinciali.
2) Questo progetto di tram è utile per Appiano e Caldaro (pendolari, turisti).
Ma risolve solo in parte il problema del pendolarismo, a meno che non si introducano condizioni restrittive quali il ticket di entrata in città per le auto. Sappiamo bene che quando la strada si libera anche solo in parte, ci sarà sempre chi troverà più vantaggioso continuare ad usare l'auto per entrare in città; non è forse ora di cambiare questa visione della mobilità o dobbiamo aspettare i 200 $ al barile di petrolio?
Inoltre è evidente che questo non è il tram per la città:
con sole tre fermate che razza di tram è? Ma se ne metti di più i tempi di percorrenza da Caldaro diventano più lunghi di quelli del bus! E allora quali sono i vantaggi per il cittadino?
3) Quanti sono i pendolari che entrano in città dall'Oltreadige nelle ore di punta?
Quanta gente può trasportare il tram nelle stesse ore, con quale frequenza? Non lo sappiamo!
4) Il percorso in via Druso, in sede promiscua, lascia perplessi: tram ed auto non si intralceranno a vicenda? Vedi Padova, dove il tram non funziona proprio così bene.
5) Perchè proprio via Druso? Visto che il tram progettato serve quasi esclusivamente per pendolari e turisti, perchè non farlo convogliare, a Ponte Adige, sulla linea Merano- Bolzano, utilizzando poi la sola fermata del nuovo quartiere Casanova, previa costruzione della galleria del Virgolo per separare la linea da quella del Brennero?
6) Su via Druso potrebbe passare, del tutto o parzialmente in sotterranea, il mini-metro della Leitner, uno ogni 10 minuti; si potrebbe così trasformare questa via di scorrimento in via residenziale, dove passano solo i residenti, chi ci lavora e le auto di servizio (ambulanze, polizia,..). Perchè bruciare con questo progetto di tram, non meditato, qualsiasi altra soluzione magari migliore senza prima discutere?
Ma appunto, e questo è grave, perchè non si è fatto alcun confronto tra diversi progetti? (tempi di costruzione, utenza potenziale, costi, etc.)
7) Ed infine chi paga?
Non mi riferisco ai costi di costruzione, ma a quelli di gestione ordinaria. Per avvicinarsi all'autosufficienza finanziaria il tram deve viaggiare pieno! Così sarà nelle ore di punta, ma poi? Visto che non si vuole introdurre i presupposti per avere un' utenza piena (ticket per le auto), torno a chiedere: chi paga? Conclusione: Il progetto del tram è importante e non va affossato. Ma non va nemmeno trattato in questa maniera superficiale e un po' naif. La gente va coinvolta e la discussione va allargata.
Che “quelli del no” abbiano ragione? -„Nein-Sagen“ – zu Recht?
Ci etichettano, in maniera dispregiativa come "Quelli del no",
in opposizione agli ambientalisti del sì o del fare, ai quali in pratica va
tutto bene, basta sedere nel comitato di gestione.
A volte però pecchiamo solo di buona previsionalità, cioè
capiamo come andranno le cose 5 minuti prima degli altri e per questo, come dice un
antico detto cinese, passiamo 5 minuti da imbecilli o almeno da rompipalle.
"So nicht" diceva
uno striscione sopra Il Safety Park presso l' Ischia Frizzi e pare proprio che così non vada bene. Le
vicende Ischia Frizzi e Aeroporto di S.Giacomo di questi giorni ci confermano
che le nostre proteste e le nostre previsioni non erano affatto sbagliate:
-era evidenteche
a Ischia Frizzi non si sacrificava una zona naturalistica per farne solamente un centro di guida sicura ma soprattutto una
specie di Parco Giochi Rumorosi e ad alto impatto ambientale e che i problemi di costi e di bilanci avrebbero
poi fatto prevalere l’aspetto commerciale su quello educativo, che l’impatto
ambientale sarebbe stato forte e che a risentirne sarebbero stati soprattutto i
comuni limitrofi.
-Non era una difficile previsione, ma assessore Widmann e
Landeshauptmann in testa ci hanno smentito più volte parlando di proteste
fastidiose.
-Molti amministratori locali ( sindaci e consiglieri) si sono
sentiti rassicurati e da parte politica c'è stato il silenzio quasi totale.
-Gli ambientalisti del sì o del ni: non pervenuti.
Era evidente che un bacino di utenza come Bolzano non poteva
economicamente sostenere i costi del Centro di guida sicura e che per sopperire ai buchi di bilancio si
sarebbero tentate altre strade : manifestazioni sportive, sponsor, ecc.
Crediamo
comunque che anche queste soluzioni non basteranno e alla fine il buco finanziario sarà sanato da
denaro pubblico:cioè con i nostri soldi, le nostre tasse.
D’altronde la vicenda aeroporto avrebbe già dovuto insegnare
molto, l’iter è lo stesso:
-struttura esagerata ed ad alto impatto ambientale
-buchi economici da tutte le parti
-tentativi ripetuti di chiudere i debiti con denaro
pubblico
Anche sull’aeroporto avevano ragione quelli
del no, avevano ragione 36.580 cittadini che hanno firmato contro una prima
volta e altri 28.000 che hanno firmato per la proposta di referendum successivamente.
Anche in questo caso rassicurazioni provinciali e silenzio
degli amministratori locali.
Gli ambientalisti del fare, così come si
definisce Veltroni: non pervenuti.
Due esempi che sono sulle pagine dei giornali in questi
giorni, due esempi di miopia imprenditoriale oltre che di megalomania politica e
di disprezzo ambientale. Diceva sull’alto Adige alcuni giorni fa Campostrini :
“ ……l' aeroporto è figlio del napoleonismo provinciale. l' aeroportonon riesce a reggere l’impatto con la realtà.
Che a volte si chiama mercato; altre, legge della domanda e dell’offerta; o
ancora, concorrenza, confronto con chi fa le cose meglio. Vive solo perchè
abbiamo i soldi. Tanti soldi. …Si sogna a occhi aperti: vivono come se a
Bolzano ci fosse una grande domanda di trasporto aereo . Vivono così, in modo
autoreferenziale, finchè non sbattono contro il muro della realtà. Vivono così
perchè c’è qualcuno che li mantiene. “
In altro editoriale scrive Don Renner: "credono che Bolzano
sia New York".
Giudizi ingenerosi non certo di ambientalisti radicali.
Comunque si voglia girarla soldi buttati via con inutili
danni ambientali e rischi per la salute dei cittadini.
Noi, gli ambientalisti del no, avevamo in entrambi i casi,
come sempre facciamo, proposto delle alternative, che farebbero tornare
Bolzano e e Provincia nelle sue dimensioni reali.
In entrambi i casi sarebbe stato
sufficiente aumentare i collegamenti ( ferroviari) con strutture già esistenti
ed efficienti verso Verona oInnsbruck e facilitare l’accesso dei sudtirolesi a queste strutture.
Ma queste ipotesi non sono mai state valutate perché
l’impero Sudtirolese deve essere completamente indipendente.
Ora ci rimangono queste mega strutture e la domanda èche farne, per l’una è pronto un referendum
dove i cittadini almeno una volta potranno esprimersi, per l’altro…
Claudio Vedovelli
„Nein-Sagen“ – zu Recht?
Wir
werden oft abwertend als die “Nein-sager” abgestempelt, ganz im Gegensatz zu
den Umweltschützern die ständig „ja“ sagen, denen alles recht ist, hauptsache
sie sitzen im richtigen Ausschuß...
Manchmal aber ist unser „Nein-sagen“ eine realistische Vorhersage wie
die Dinge laufen werden, und zwar noch vor den anderen.
“So
nicht” sagte der Banner über dem Safety Park in Pfatten, und wie man jetzt
sieht, scheinen die Dinge „nicht so“zu laufen, wie die Landesregierung geplant
hatte. Dies gilt sowohl für den Safety Park als auch für den Flughafen in St.
Jakob und gibt uns mal wieder Recht darüber, daß unsere Vorhersagen richtig
lagen:
-Es war nämlich klar, daß das Ischia-Fizzi-Biotop nicht nur einem
Fahrsicherheitszentrum weichen musste, sondern vor allem einem lautem
„Rummelplatz“ zum Opfer fallen musste; sehr zum Leid der Umwelt und vor allem
der umliegenden Gemeinden. Daß die
Kosten dieses Fahsicherheitszentrums den kommerziellen Aspekt vor den lern- und erzieherischen Aspekten
legen würde, war ebenfalls einfach vorherzusehen, auch wenn wir vom Assessor
Widmann und vom Landeshauptmann Durnwalder wieder einmal als „lästige
Störfriede“ abgestempelt wurden.
Es war nicht zu
übersehen, daß ein kleines Einzugsgebiet
wie Bozen nie die Kosten eines Fahrsicherheitszentrum tragen hätte können und
daß die somit verbundenen “Löcher” in der Bilanz anderswertig gefüllt hätten
werden müssen: z.B. mit Go-Kart-Rennen, Sponsoriserungen, usw.
. Diese Lösungen werden
aber nicht ausreichen und das Defizit wird wieder einmal mit öffentlichen
Geldern, unseren Steuergeldern also, saniert werden.
Aus der Erfahrung
mit dem Flughafen, die einiges mit dem Safety-Park gemeinsam hat, hätte man
eine Lehre ziehen können, da es sich bei beide um eine übertrieben große
Struktur handelt, mit einem großem
Impakt auf die Umwelt, beide arbeiten defizitär, beide werden mit öffentlichen
Geldern „gefüttert“ -
Zum Thema Flughafen ist noch
dazuzusagen, daß sich 36.580 Bürger bei der ersten Befragung dagegen ausgesprochen
haben und weitere 28.000 den Vorschlag für ein Referendum unterschrieben haben.
Auch in diesem Fall hat die Provinz leere Versprechen gegeben, während die
lokalen Politiker geschwiegen haben.
Beide Themen sind in diesen Tagen aktuell, beides Beispiele
von der Kurzsichtigkeit, des respektlosen Umgangs mit der Umwelt und dem politischen Größenwahn. Der
Journalist Campostrini schrieb vor einigen Tagen in der Alto Adige, daß der
Flughafen sich nicht mit der Ralität messen könne, mit dem Markt der Anfrage
und des Angebotes, mit der Konkurrenz. Er überlebe nur, weil Südtirol ein
reiches Land sei, weil es immer jemanden gäbe, der Geld austeilt.
Don Renner schrieb zum selben Thema: jemand glaubt, Bozen sei New York.
Wie man es auch nimmt, es handelt sich um
hinausgeworfenes Geld, irreversible Schäden für die Umwelt, Risiken für die
Gesundheit der Bevölkerung.
Wir, die
“Nein-Sager”, hatten in beiden Fällen alternative Vorschläge vorgebracht: es
hätte genügt, wenn die Verbindungen zu bereits existierenden Strukturen in
Verona oder Innsbruck ausgebaut worden wären, sodaß es für die Bevölkerung
Südtirols einfacher geworden wäre, diese zu erreichen.
Diese Vorschläge wurden nie in Erwägung gebracht, weil
das „Imperium Südtirol“ ja vollständig unabhängig dastehen soll!
Was jetzt bleibt sind zwei Mega-Strukturen und die Frage:
was wird jetzt daraus? Für die eine ist bereits ein Referendum geplant, und was
wird aus der anderen?
Oggi secondo il Pontefice «possiamo constatare che il creato geme e attende persone
umane che lo guardino a partire da Dio. Il consumo brutale della creazione
inizia dove non c’è Dio, dove la materia è ormai soltanto materiale per noi,
dove noi stessi siamo le ultime istanze, dove l’insieme è semplicemente
proprietà nostra e lo consumiamo solo per noi stessi. E lo spreco della
creazione inizia dove non riconosciamo più alcuna istanza sopra di noi, ma
vediamo soltanto noi stessi; inizia (...) dove dobbiamo possedere tutto ciò che
è possibile possedere. Io credo, quindi, che istanze vere ed efficienti contro
lo spreco e la distruzione del creato possono essere realizzate e sviluppate,
comprese e vissute soltanto là, dove la creazione è considerata a partire da
Dio. (...). Non si tratta soltanto di
trovare tecniche che prevengano i danni, anche se è importante trovare energie
alternative ed altro. Ma tutto questo non sarà sufficiente se noi stessi non
troveremo un nuovo stile di vita, una disciplina fatta anche di rinunce,
una disciplina del riconoscimento degli altri, ai quali il creato appartiene
tanto quanto a noi che più facilmente possiamo disporne». Angelus del 10.08.08 a Bressanone
Parole
importanti che oltre ad ammettere la sofferenza dell’ ambiente, ne denunciano
la causa nei comportamenti umani quando sono volti solo al mero consumismo e al
mercato. Da sottolineare soprattutto le soluzioni che il Pontefice propone che
non possono essere solo tecnologiche, ma devono nascere da una modifica degli
stili di vita, fatta anche di rinunce. (Decrescita felice ?)
Una
filosofia della Chiesa sull’ambiente che dovrebbe smuovere anche la Chiesa locale sulle diverse
tematiche dello sviluppo più o meno sostenibile: da quel simbolo principale
del consumismo che sono gli inceneritori alla continua cementificazione delle
città e dei paesi fino alla mobilità dei tunnels e dei parcheggi.
Poche
o nulle le voci in questo senso dalla nostra Chiesa e dal nostro vescovo;
precisi invece i comportamenti di almeno una parte della Curia, con esempi
passati ( il parcheggio dell' ordine teutonico e il Gingko di via Weggenstein) e recenti (Una foresta sullo Sciliar sventrata dalla diocesi - Fattor Alto Adige 8.8.08 ).
Che
la nostra diocesi segua, invece che la linea papale, la linea Durnwalder della Provincia "più ecologica del mondo” ?
Im Zuge seines Angelus hat sich Papst Benedikt XVI. am letzten Sonntag mit dem Verhältnis Mensch-Natur beschäftigt und ausgesagt,dass die Umwelt vor allem unter dem konsumistisch-egoistischem Verhalten der Menschheit leidet.
Die Lösung der Umweltproblematik läge nicht nur im technologischen Bereich, der es z.B. ermöglicht, alternative Energiequellen zu schaffen, sondern vor allem in einer neuen Lebenseinstellung der Menschen, die auf Verzicht (Prinzip der Nachhaltigkeit) und Respekt vor anderen Lebensformen beruht.
Diese Philosophie sollte auch von der lokalen Kirche übernommen werden: sind nicht auch die Verbrennungsöfen, die ständig steigende Zahl von Tunnels, Parkplätzen, zementierten Flächen ein Ausdruck des Konsumismus?
Leider nehmen die lokale Kirche und der Bischof keine Stellung zu diesem Thema; im Gegensatz zu den Aussagen des Papstes, ist die Vorgangsweise der Kurie eine entgegengesetzte: so vor einiger Zeit die Geschichte der alte Gingko-Baum in der Weggensteinstraße und jetzt ein Stück Wald, Eigentum der Kurie, wird bald im Schlerngebiet gerodet.
Da fragt man sich: folgt die Kurie den Worten des Papstes oder eher denen unseres Landeshauptmanns Luis Durnwalder, der Präsident der „ökologischten Provinz der Erde?"
Per quanto possano divergere le posizioni di chi sostiene o avversa la costruzione di un inceneritore, pare che l'unica argomentazione che mette tutti d'accordo sia la RIDUZIONE DEI RIFIUTI.
E tra le diverse tipologie di rifiuto, la plastica è una delle principali da eliminare, per una serie ormai nota di ragioni (lunghissimi tempi di smaltimento in discarica, penuria di materie prime ecc. ecc.)
In questa direzione va l'esperimento di una gironalista inglese della BBC, Chris Jeavans che per un mese ha deciso di rinunciare ad acquistare oggetti contenenti plastica e sul suo blog in una sorta di diario giornaliero, di cui qui trovate il primo post, rende tutti partecipi delle difficoltà che riscontra, delle soluzioni che trova e delle mille risorse che attiva per tener fede a questo impegno.
La realtà inglese in cui la giornalista vive è ovviamente differente dalla nostra, tuttavia le riflessioni che si possono trarre da questo inusuale esperimento sono davvero interessanti.
Per questo motivo abbiamo deciso di tradurre (quasi) quotidianamente il diario di Chris Jeavans e invitiamo tutti quanti a esprimere pareri, opinioni, magari anche scetticismo, sugli argomenti di volta in volta affrontati.
Sto iniziando un esperimento per verificare se sia possibile
fare a meno della plastica per un mese. Con “fare a meno” intendo non comprare
niente che contenga plastica o che ne sia avvolto.
Così niente più bottiglie di plastica, caffè da asporto,
sandwiches confezionati.
Niente più salti al negozio dell’angolo per un pollo
confezionato e alcuni yogurt per cena.
E sostituirò i pannolini usa e getta del mio bambino con
altri riutilizzabili.
Vorrei pure eliminare la plastica che già avevo ma già così
mi sembra che sarà molto difficile.
La plastica sintetica è in circolazione da circa un secolo e
molto usata per soli 50 anni ma in questo periodo è diventata parte integrante
del moderno stile di vita.
Ma nonostante l’utilità della plastica, ne abbiamo buttata
via in grandi quantità.
La maggior parte dei rifiuti di plastica del Regno Unito
finisce in discarica dove ci vorranno centinaia di anni perché si disintegri.
Ambientalisti e gruppi di consumo consapevole che devono
pagare per le discariche chiedono ai consumatori di ridurre l'uso di plastica,
ove possibile.
Voglio vedere cosa succede se provo a fare ciò fino all’estremo.
Fotografare
la situazione italiana di oggi, individuare gli effettivi rischi per la
nostra salute, sottolineare i limiti delle strategie in uso, proporre
alternative quotidiane e concrete, dar voce a chi ha già messo in atto
pratiche virtuose: questi sono gli obiettivi del convegno RIfiuto: RIduco e RIciclo per vivere meglio, che si terrà a Gambettola, a pochi chilometri da Cesena, il 25 e il 26 Ottobre 2008.
Attraverso l’intervento di oltre quindici autorevoli scienziati e ricercatori, tra cui Paul Connett, teorico della famosa "Strategia Rifiuti Zero", Stefano Montanari, scienziato e divulgatore di fama internazionale nonché coordinatore del convegno, Paolo Ermani, vicepresidente del Movimento della Decrescita Felice, Gianni Tamino, biologo e già membro del Parlamento Europeo e Giusy Iuliano, giornalista campana, l’obiettivo sarà quello di far emergere le strategie per una gestione responsabile dei rifiuti.