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The Overshoot Day- Il 21 agosto l'avremo consumata tutta! |
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Martedì 17 Agosto 2010 20:11 |
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L'anno scorso la nostra bella terra l'avevamo consumata tutta il 25 settembre. Consumare meno, evitare gli sprechi dei paesi occidentali e ridistribuire le risorse fra chi non ha nulla è l’unica strada possibile per salvare la Terra. Negli ultimi decenni l’overshoot day è arrivato sempre più presto! Quest'anno abbiamo anticipato al 21 agosto!
L'Overshoot Day. E' il giorno in cui abbiamo usato tutte le risorse rigenerabili a partire dal primo dell' anno. Da quel giorno l' umanità vive al di sopra delle possibilità della terra di rigenerarsi. Quindi dal 21 agosto siamo in debito con la terra che, depauperata di risorse e gravata di rifiuti ( co2 e altro), non riesce più a rigenerare quello che gli viene tolto e a riciclare quello che viene prodotto.
La Terra è diventata un oggetto di consumo da luogo magico della nostra vita. L' Overshoot Day è "il limite di sopportazione"della Terra, oltrepassarlo ad agosto è un brutto segno. Non speriamo di poterne comprare un' altra a rate, come le promesse delle finaziarie sul tergicristallo dell' auto. Dobbiamo assolutamente cambiare stili di vita. A questi link in inglese, tedesco e italiano puoi informarti su cosa sta succedendo e come si deve porre rimedio. In fretta.
M .Teresa Fortini
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Violata la val di Fundres |
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Venerdì 13 Agosto 2010 09:44 |
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Voglio denunciare quello che ho visto nel corso di una escursione in data 08/08/10 e che mi sembra essere una devastazione ambientale imminente in Alta Val di Fundres.
Lo segnalo da fervido sostenitore e difensore della natura indipendentemente dai colori e partiti politici sperando di riuscire a fare qualcosa per fermare le ruspe che stanno operando ad alta quota a più di 2000 mt. Lungo il sentiero che da Dun (1500 mt frazione di Pfundres) porta al rifugio all' Eisbruggalm (2100 mt) e quindi al Rifugio Ponte di ghiaccio (2600 mt c.a) frequentato dagli escursionisti di estate e inverno stanno per arrivare delle ruspe che provengono dall' Alpe Gampiell che è collegata al paese di Pfundres con una strada (credo forestale). Dall 'Alpe Gampiell le ruspe stanno proseguendo sradicando molti alberi che lì sono molto folti, lungo il fianco della montagna che collega quest'ultima con la Eisbruggalm in questione.
Purtroppo non ho testimonianza fotografica delle ruspe perchè lì per lì non avevo capito il "fattaccio" di cui ero testimone. La Eisbruggalm si trova in una valletta splendida lungo la quale si snoda un sentiero di montagna (vedi foto). Il posto è incontaminato veramente uno dei più intatti da me visitati qui in Alto Adige. Di ritorno dal Rifugio raggiunto dopo faticosa ma entusiasmante ed appagante (per la bellezza dei luoghi e la loro selvatichezza) ascensione parlo con i gestori della malga che mi spiegano che si sta costruendo la stradina per permettere accesso alla loro baita (abitata 3 mesi all' anno!!). I viveri adesso li porta elicottero una volta a stagione. Ma come? Una valle così intatta, a quella quota, frequentata solo di estate ha bisogno di una strada che devasterà la zona per portare un po' di provviste a dei gestori che a ottobre scappano da lì? Mi chiedo: ma non sarà meglio un elicottero (1 volta a stagione), non sarà meglio una teleferica per le loro forniture?
Che senso ha scavare un posto così intatto per poche macchine che poi arriveranno lì su? Proprio perchè sarà solo per i gestori e pochi altri con permesso non ha senso toccare un luogo così selvaggio e splendido. La situazione mi sembra uguale a quella contro la quale i valligiani e i Verdi giustamente hanno inscenato il corteo funebre al Passo Erbe l' altro giorno per protesta contro la costruzione della strada forestale ad Antersasc nel cuore del parco nazionale Puez-Odle. Certo capisco che i gestori della malga abbiano il diritto di fare i loro affari.
Ma questo profitto di pochi vale la devastazione di quell 'ambiente? Tanto più che già adesso i gestori sono in grado di offrire comunque servizi ottimi (cucina con prodotti di malga freschi) ai turisti che arrivano lì su la malga è nuova e efficientissima (anzi mi chiedo perchè invece di un generatore diesel non abbiamo una mini centrale idrica vista l' abbondanza di acqua in quel bacino).
Se non si vuole trasformare questo posto splendido nel suo isolamento di alta quota e nella sua naturalità in un ennesimo ritrovo per il turismo di massa che purtroppo ha i costi ambientali ben noti bisogna intervenire urgentemente. Non si può pretendere di avere sempre tutto e comunque senza fatica facendo pagare il conto all' ambiente (ciò significa fare male i conti). Sono questi i valori che vogliamo trasmettere alle generazioni future?.
E a parte i costi ambientali ci sono poi i costi effettivi di lavoro! Chi paga per questo progetto? Di sicuro la Provincia e quindi noi contribuenti Quanto costa?. Non sarebbe il caso di chiedere un consulto preventivo della popolazione prima di fare questi lavori? Attenzione: la gestrice della malga mi diceva che forse la strada arriverà fino su al Rifugio! Sarebbe una follia (vedi foto con il laghetto sottostante il Rifugio senza ulteriori commenti)!!
Stefano Cappadozzi Bolzano
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Danni nella popolazione nelle vicinanze di inceneritori |
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Sabato 07 Agosto 2010 21:47 |
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Questo recente studio, fatto bene e con tutti i canoni scientifici, “Maternal residence near municipal waste incinerators and the risk of urinary tract birth defects”, è condotto nella regione del Sud Est della Francia, Paese che nel 2000 ha incenerito 11 milioni di tonnellate di rifiuti, il 26% della produzione. E’ stato realizzato da una equipe dell' Università di Lione, di Rennes e dal Registro delle Malformazioni del Rhone-Alpes, la zona dove sono emersi picchi di malformazioni nei nuovi nati, che non trovano giustificazione.
Si tratta di 304 neonati che hanno evidenziato difetti all’apparto genitale. In particolare problemi renali e di uropatia ostruttiva. Sylvaine Cordier, Anne Lehebel, Emmanuelle Amar, Lucie Anzivino-Viricel, Martine Hours, Christine Monfort, Cecile Chevrier, Mireille Chiron, Elisabeth Robert-Gnansia, sono le donne scienziate che hanno approfondito con passione ed attenzione il problema, giungendo a delle conclusioni prevedibili quanto preoccupanti. “Gli inceneritori dei rifiuti” recita il trattato “rilasciano una miscela di sostanze chimiche persistenti con un forte potenziale tossico per l’embrione, inclusi metalli pesanti e diossine/furani, nell’atmosfera”.
Stiamo parlando proprio degli inceneritori, quelli che fanno meno male di una grigliata e delle stufe a legna a sentire parlare i nostri scienzati locali, nonché responsabili della tutela della nostra salute. “Abbiamo trovato una associazione tra il vivere in prossimità di un inceneritore e il rischio di difetti all'apprato urinario dei nuovi nati” è la lapidaria conclusione dello studio che sottolinea come anche il consumo di prodotti locali modifichi il rischio di malattie per la capacità di bioaccumulo per esempio nel latte vaccino e nei derivati (formaggi). Un evidente monito a non consumare prodotti che sono cresciuti in prossimità di questi impianti.
Gli inceneritori sono i massimi responsabili dell’emissione di diossine nell’ambiente, meditate gente.
Marco Casarin
biologo
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Appello alla prevenzione primaria dell' oncologa dr Gentilini |
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Giovedì 15 Luglio 2010 21:41 |
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Gentile Direttore, vorrei essere un disoccupato!
Non pensi che sia andata fuori di senno per la calura di questi giorni o, men che meno, che voglia farmi gioco di un problema che è purtroppo una tragica realtà per tante famiglie, ma mi creda, avrei solo un enorme piacere nel constatare che per me (e per i miei colleghi ) esiste un problema occupazionale: sono un oncologo e una nostra crisi occupazionale starebbe a significare che di cancro ci si ammala e si muore sempre meno!
Ma purtroppo non è così: di cancro, come di tante altre malattie invalidanti, ci si ammala sempre di più ed in età sempre più giovane e purtroppo anche se si mantiene uno stile di vita esemplare!
Credo che purtroppo ben pochi, fra coloro che in questo momento stanno leggendo queste mie parole, non abbiano sperimentato direttamente o su qualche proprio caro la devastazione che malattie come il cancro comportano sulla vita delle persone.
Parlare di devastazione delle nostre vita a causa del cancro quando da qualche parte sembra che la guerra contro il cancro sia per essere vinta ( magari con qualche "camera magica" in grado di fare diagnosi sempre più precoci, come di recente affermato dal Prof. Veronesi) può sembrare esagerato, eppure proprio questo termine molto forte " devastazione" è stato usato in una lettera del 10 aprile u.s. indirizzata al Presidente Obama e che accompagna un corposo report di 240 pagine redatto da un panel di oncologi incaricati dal governo U.S.A. di valutare i rischi ambientali del cancro.
Gli scienziati autori del lavoro letteralmente affermano: "il popolo americano, spesso ancor prima di nascere, è continuamente bombardato da una miriade di composizioni di esposizioni pericolose. Il panel sollecita con forza ( Lei Presidente Obama n.d.r) a fare tutto ciò che è in Suo potere per rimuovere cancerogeni ed altre tossine dal nostro cibo, acqua, aria perchè tutto ciò necessariamente comporta aumenti di costi per la salute, danneggia la produttività del nostro paese e devasta la vita degli americani".
Leggere queste parole - che sono esattamente ciò che noi medici per l'ambiente da tanti anni sosteniamo - in un report ufficiale del governo americano credo dovrebbe indurre tutti ad una seria e ponderata riflessione perchè è evidente che non sono più solo scienziati "dissidenti" o frange minoritarie a portare avanti queste tesi.
Posso affermare - senza timore di essere smentita - che il cancro da cui nel 100% dei casi si guarisce senza costosissime cure, senza sofferenze e quello che non sconvolge la nostra vita e quella delle nostre famiglie è quello... di cui non ci ammaliamo! E' ben vero, però, che il cancro che non contraiamo è anche quello che non comporta prestigio, fama, onore e soldi a chi poi pretende [?] di curarci!
Credo che dobbiamo avere il coraggio di ridiscutere tante scelte di questi ultimi trenta anni: trasferire tout court, ad esempio, all'ambito della salute criteri come "aziendalizzazione", "privatizzazione", "produttività" o trasformare istituti di cura in società di diritto privato (s.p.a. o s.r.l. che siano) ha portato a conseguenze di certo non sempre positive.
Ai tempi dell' antico impero cinese i medici venivano retribuiti fino a quando i loro assistiti erano in buona salute e non ricevevano più alcun compenso quando viceversa si ammalavano: forse la proverbiale saggezza cinese aveva colto nel segno e se anche noi ci armassimo della medesima saggezza la nostra salute sarebbe certamente più tutelata.
Patrizia Gentilini Associazione Medici per l' Ambiente
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L' inceneritore d'agosto torna per i mondiali |
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Lunedì 21 Giugno 2010 21:00 |
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Ve lo ricordate l' inceneritore d'agosto, quello che scoprimmo per caso sul tavolo di un ufficio comunale, sconosciuto o taciuto dai nostri dipendenti politici al governo cittadino, che la ditta Hafner voleva zitta zitta costruire nella sua bella torre della nuova sede in zona industriale?
Per un veloce remember consultate qs link.
Ora non è agosto ma poco ci manca. Ci sono i mondiali, siamo tutti distratti.
Mercoledì 23/6, dopodomani, in commissione urbanistica( ordine del giorno ) si vota una variante alla torre della Hafner, ditta locale che tratta rifiuti speciali, molti quelli ospedalieri.
All' ordine del giorno della commissione edilizia ci sarà una variante alla concessione edilizia al progetto della torre Hafner ( sembra raggiungerà i 50 metri di altezza). Si tratterà del vano inceneritore? Sarà ancora lì come da progetto?
Forse che ai diversi piani al posto della copertura in cemento abbiano inserito griglie mobili? Per far spazio al futuro camino? E' forse pronto l'inceneritore? E cosa inceneriranno, rifiuti speciali? E sia vero che la provincia ha già concesso l'autorizzazione? Chi controlla?
A suo tempo andammo a trovare il sig. Hafner che sull' argomento tergiversò un po', parlò di biomassa dalla quale produrre energia termica ed elettrica, ci invitò a visitare un famoso centro austriaco a biomassa ( legno) però correttamente non nascose la sua ambizione a poter produrre energia dalla combustione di rifiuti, seppur speciali.
Sul sito della Hafner, non ci sono dubbi: la farfallina si posa sulla nuova torre apparentemente senza camino ma produce energia elettrica dalla combustione di rifiuti. http://www.youtube.com/watch?v=CzDkOu4Zs_U
Ebbene, mercoledì i membri della commissione edilizia daranno un parere su questo progetto di cui la città non sa praticamente nulla!
M. Teresa Fortini
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Venerdì 07 Maggio 2010 13:52 |
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Cosa sono i Cip6? Non sono molti quelli che sanno rispondere. Soprattutto da quando dal 2007 la bolletta dell'energia non riporta più i dettagli di tutte le voci, a prescindere dal gestore.
I Cip6 sono una parte, circa il 7%, di quello che tutti noi con un qualsiasi contratto di utenza elettrica paghiamo in bolletta e che dovrebbe servire a finanziare le energie rinnovabili ma che invece viene utilizzato per sovvenzionare inceneritori e similia.
All'inizio degli anni '90 l'italia attraversava un perido di crisi energetica, così vennero introdotti questi contributi, i Cip6/92 appunto, per incentivare le energie alternative.
Da dove arrivavano i soldi per questi contributi? Dalle nostre bollette! Infatti fu applicato un aumento di circa il 7% sui nostri consumi da destinare a questi contributi.
E chi poteva usufruirne? Teoricamente i gestori di impianti di produzione di energie rinnovabili (eolico, solare, ecc.), ma in realtà la maggior parte è finita nelle tasche di chi ha costruito inceneritori e raffinerie di petrolio. Come questo sia potuto accadere è quasi inspiegabile, tanto che anni dopo l'Unione Europea ha aperto un procedimento di infrazione nei confronti dell'Italia (per i dettagli della storia dei Cip6 si veda questo documento).
Un dato di fatto è che per anni, e in parte ancora oggi, i nostri contributi hanno contribuito ingannevolmente a sovvenzionare inceneritori e altri impianti altamente inquinanti. Altro che energie rinnovabili!
Ma adesso ognuno di noi ha la possibilità di dire basta e chiedere il rimborso di quanto ci è stato sottratto negli anni. Come?
Semplice, basta sottoscrivere la vertenza che è già stata approntata dall'associazione Diritto al Futuro. Questo è quanto scrivono:
"Ogni utente, intestatario di una bolletta di energia elettrica, potrà sporgere denuncia con l’aiuto e l’assistenza della nostra Associazione. Verrà rappresentato davanti al giudice della sua città, il quale non potrà che applicare la legge prevalente, ovvero quella comunitaria, e disporre il rimborso di quella parte di bolletta elettrica che è servita per incentivare illegalmente gli impianti di incenerimento. L’azione potrà assumere una certa rilevanza se le persone che si appellano alla giustizia saranno molte migliaia"
"Dobbiamo farci sentire, e soprattutto dobbiamo credere nell’importanza del senso politico che questa azione cerca di esprimere:la necessità di porre un freno alla volontà di trasgredire ogni regola per favorire affari privati contro l’interesse dei cittadini."
"Intendiamo muoverci in modo autonomo, fuori da ogni condizionamento ideologico o partitico, con l’obiettivo di far rispettare un diritto acquisito che altrimenti sarebbe ignorato."
Noi di Ambiente e Salute, abbiamo deciso di fare la nostra parte impegnandoci a raccogliere le adesioni di tutti coloro che decideranno di chiedere questo rimborso.
Chi può partecipare alla vertenza? Tutti i titolari di una utenza elettriche.
Cosa devi fare per parteciapre alla vertenza?
- Devi procurarti una copia della tua bolletta elettrica
- Devi fare una copia del tuo documento di identità
- Devi leggere attentamente e firmare l'adesione alla vertenza, versando una quota associativa di 10,00 € per diventare socio di Diritto al futuro e poter essere rappresentato e tutelato dai legali da esso incaricati
- Devi firmare il mandato a rappresentarti, conferito ai legali incaricati dal'associazione Diritto al futuro
Questi documenti firmati, le fotocopie dei tuoi documenti e la quota associativa andranno consegnati a noi, che a nostra volta li invieremo all'associazione Diritto al futuro, lasciandoti copia dell'adesione controfirmata da un nostro delegato dell'associazione Diritto al futuro a titolo di quietanza per il versamento dei 10€.
Da quel momento non dovrai preoccuparti di nulla e sarai avvisato via mail riguardo ogni evoluzione della vertenza.
Nel caso la vertenza andasse a buon fine l'associazione Diritto al futuro tratterrà il 20% della quota rimborsata sulle tue bollette per fini istituzionali (così come specificato nel contratto) e il rimborso delle spese legali per pagare gli avvocati, se invece la vertenza non dovesse andare a buon fine tu non dovrai pagare nulla, perchè l'associazione si sobbarcherà tutte le spese legali.
Per chi desiderasse maggiori informazioni, è possibile visitare il sito dell'associazione Diritto al futuro o scirvere
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.
Per chi invece desidera aderire alla vertenza, consigliamo di stampare e compilare i moduli linkati in questa pagina, consegnando poi il tutto al nostro delegato (
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che si incaricherà di inviare tutta la documentazione raccolta.
Il valore di questa azione va molto al di là del semplice rimborso economico. Rappresenta piuttosto un passo fondamentale verso l'eliminazione di contributi a impianti nocivi e dispendiosi, piuttosto che a fonti rinnovabili di energia molto meno impattanti per l'ambiente e non dannose per la nostra salute.
Paola Dispoto
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Mercoledì 02 Giugno 2010 07:33 |
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Negli ultimi anni la discussione sull'energia nucleare è tornata drammaticamente alla ribalta. Si pianificano nuove centrali nucleari sul territorio italiano, ignorando del tutto il rifiuto per il nucleare espresso dalla popolazione italiana con il referendum del 1987.
Si prendono accordi con la Francia, quando ancora non siamo riusciti a risolvere, per fare un esempio, il problema dello stoccaggio delle scorie nucleari delle centrali chiuse da oltre 20 anni. E anche se a livello provinciale abbiamo avuto rassicurazioni sulla netta contrarietà dei governatori provinciali al progetto del nucleare, gli interrogativi da porsi rimangono tanti: qual'è lo scenario energetico dell'Italia? L'energia nucleare risolverebbe il problema energetico italiano? E le energie alternative?
Per provare a rispondere a queste ed altre domande, mercoledì 9 giugno alle ore 18 ci troviamo presso il teatro del Centro Giovani Vintola 18 con il professor Gianni Tamino - docente di Biologia generale e di Fondamenti di Diritto ambientale al Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova; fa inoltre parte del corpo docente del Corso di specializzazione in Bioetica a Padova, nel 1985 è stato tra i promotori del referendum antinucleare, ex europarlamentare - e con Sepp Kusstatscher - ex europarlamentare, esponente di spicco dell'area ecologista altoatesina. Dopo gli interventi è previsto uno spazio per la discussione e la partecipazione del pubblico con domande e dubbi da sottoporre ai due relatori.
Gli interventi saranno nella lingua madre dei due relatori, con una sintesi proiettata nell'altra lingua.
Tutti i cittadini interessati sono invitati a partecipare.

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Pannolino di cotone, mon amour |
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Mercoledì 26 Maggio 2010 12:59 |
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In occasione della giornata mondiale del gioco organizzata dal VKE venerdì 28 maggio presso il Maso Premstaller, l’associazione Ambiente e Salute e il circolo Legambiente Bolzano predisporranno un un punto informativo sull’uso dei pannolini lavabili.
La gestione dei nostri rifiuti è uno dei problemi di cui, che ci piaccia o meno, dobbiamo occuparci se vogliamo conservare per le generazioni future un ambiente vivibile. Ridurre la produzione di rifiuti è la prima fondamentale pratica che dobbiamo mettere in atto, non aspettando che le soluzioni arrivino dall’alto, ma cominciando a rivedere le nostre abitudini di consumo. I pannolini usa e getta sono il classico esempio di un prodotto ad alto consumo che dovrebbe essere del tutto eliminato, perché non c’è modo di smaltirli, che li si butti in discarica dove la plastica di cui sono fatti impiegherà secoli per disfarsi, o che li si incenerisca trasformandoli in sostanze tossiche che respireremo e che ci faranno ammalare. Anche se per le nuove generazioni di genitori sembra impensabile poterne fare a meno, basterebbe andare con la memoria a non più di 50 anni fa, quando esistevano solo i famosi ciripà, triangoli di maglina e pezze quadrate e ripiegate, tutto rigorosamente di cotone, che si lavavano e si riutilizzavano.
Al giorno d’oggi, tornare a quelle pratiche potrebbe sembrare anacronistico se non addirittura da folli, ma.... c’è un ma. Negli ultimi anni in paesi come la Germania e l’Inghilterra hanno risolto egregiamente il problema della praticità dei pannolini di cotone che infatti stanno vivendo un nuovo momento di gloria. L’Italia è indietro rispetto agli altri paesi, ma pian piano questa pratica si stà diffondendo anche da noi. Infatti sempre più frequentemente è possibile trovare in vendita i pannolini di cotone, anche in grandi catene di supermercati come le COOP. Qual è la grande novità? I pannolini sono in tutto e per tutto uguali a quelli che si usano e gettano. Con due grandi differenze: quando sono sporchi invece che buttarli nel bidone dell’immondizia si “buttano” in lavatrice; nell’arco di due anni e mezzo di media di utilizzo per ogni bambino si spendono dai 1.000 ai 1.500 Euro in pannolini usa e getta. Con i pannolini lavabili, la spesa che comprende l’acquisto iniziale e i costi di acqua ed energia per i lavaggi, non supera complessivamente i 500/750 Euro per il primo figlio, quindi con un risparmio di circa il 50% di spese. Nel caso di un secondo figlio poi la spesa è di gran lunga inferiore perché non sarà necessario sostenere nuovamente l’acquisto iniziale.
Presso il gazebo di Ambiente e Salute e Legambiente venerdì pomeriggio dalle 13 alle 18, al Premstallerhof, troverete queste e tante altre informazioni, potrete confrontarvi con mamme che hanno già utilizzato i pannolini di cotone, vedere dal vivo le diverse tipologie di pannolini acquistabili e molto di più. Vi aspettiamo!
Paola Dispoto
Per saperne di più: www.nonsolociripa.it
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Frutta a scuola: le sirene del biologico |
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Sabato 22 Maggio 2010 19:26 |
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Recentemente la Provincia ha presentato il progetto “Frutta nelle scuole”. L’iniziativa, promossa dai Ministeri delle politiche agricole, della salute, dell’istruzione e dall’Unione europea, prevede somministrazioni nelle scuole di frutta e verdura a “produzione biologica integrata”. Il programma comunitario è finalizzato ad aumentare il consumo di frutta e verdura da parte dei bambini e ad attuare iniziative che supportino più corrette abitudini alimentari e una nutrizione maggiormente equilibrata. Si rimane sorpresi dal termine “produzione biologica integrata”, usato nel comunicare l’evento. La produzione biologica integrata non esiste. La produzione di frutta e verdura può avvenire con il metodo biologico o con quello dell’agricoltura integrata. L’agricoltura biologica, regolata dalla Direttiva sul Biologico, prevede la rinuncia all’impiego di prodotti chimici di sintesi (insetticidi, fungicidi, acaricidi), la rinuncia all’impiego di diserbanti, la rinuncia all’impiego di fertilizzanti chimici (al loro posto vengono impiegati fertilizzanti organici). La cosiddetta agricoltura integrata è il metodo con cui viene prodotto oltre il 90 per cento delle mele altoatesine, poi commercializzate con il marchio della coccinella. La produzione integrata prevede l’impiego di concimi chimici, nonché sostanze di sintesi per disinfestare e irrorare (fungicidi, acaricidi, insetticidi, topicidi). La maturazione della frutta viene forzata con ormoni vegetali che consentono di regolare la grandezza e la colorazione dei frutti. Nulla di più lontano, dunque, dai principi dell’agricoltura biologica. Luigi Mariotti
WWF Bolzano

Ecco in quale modo vengono presentate le mele ai nostri bambini !!!
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