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Giovedì 05 Febbraio 2009 21:22 |
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13 febbraio 2009 - 5° Giornata mondiale del risparmio energetico:
adesione all'iniziativa "M' illumino di meno" promossa dalla trasmissione di Rai 2 Caterpillar
Per il quinto anno consecutivo Caterpillar lancia per il 13 febbraio 2009 l' iniziativa M'illumino di meno, la grande giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico. L' Associazione Ambiente e Salute aderisce anche quest' anno chiedendo ai bar e ai ristoranti della nostra Provincia di promuovere iniziative di risparmio energetico.L'invito è stato subito seguito dalla trattoria "Da Picchio" che in collaborazione con Ambiente e salute organizza una "Cena a lume di candela e musica acustica" . Un piccolo segno tangibile di un impegno che dovrebbe concretizzarsi tutto l' anno per contrastare lo spreco energetico che caratterizza la nostra provincia tra le più energivore d'Italia .
BOLZANO: LO SPRECO E' CONSENTITO
L' Associazione Asterisco insieme ad Ambiente e Salute e al WWF ha intrapreso un'azione contro il festival annuale dello spreco che immancabilmente interessa la nostra città: porte spalancate dei negozi con temperature vicine allo zero; bar con tavolini all'aperto riscaldati da resistenze infiammate o brutte torce ad altezza d'uomo, luci sfavillanti sempre accese; per non parlare di mercati e mercatini che richiamano gente, con relativo smog al seguito, da tutta Italia. La crisi economica colpisce anche la nostra città con cassa integrazione, licenziamenti, famiglie che faticano a quadrare il bilancio, negozi storici che chiudono e via dicendo. Un'amministrazione attenta e di centro sinistra, con assessori che dovrebbero avere una sensibilità in più per le questioni ambientali e sociali, dovrebbe dimostrare almeno una certa preoccupazione nei confronti degli sprechi gratuiti che in tempi di crisi possono diventare odiosi soprattutto per coloro che ne subiscono le conseguenze. Abbiamo scritto una mail al Sindaco e ai politici provinciali più rappresentativi di tutti gli schieramenti. Abbiamo ricevuto due risposte, uno delle quali, gliene diamo atto, dal nostro Sindaco. Ecco cosa dice per quanto riguardo la nostra richiesta di un'ordinanza per vietare le porte aperte:
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La Provincia e i tecnici fanno fallire il tavolo sull’ inceneritore |
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Venerdì 30 Gennaio 2009 16:35 |
I tecnici dell’ Appa a della Provincia hanno deciso di sospendere(o far fallire) il tavolo per alzata di mano (7 voti contro 3, quelli delle Associazioni Ambiente e Salute, Dachverband e Italia Nostra ( mentre erano assenti i rappresentanti del comune di Bz).
La motivazione è l’ esposto presentato dalle Associazioni Ambiente e Salute, Dachverband für Natur- und Umweltschutz e il WWF di Bolzano , per una rivalutazione delle ricadute delle emissioni dell’inceneritore, in cui si chiede alla Procura di “ valutare se sia stata effettuata una corretta procedura di tutela della salute umana, animale e ambientale”.
Non l’esposto ma l’avvio ai lavori per l’ inceneritore ha rappresentato il funerale di questo tavolo, al quale abbiamo voluto partecipare comunque, per rispetto delle istituzioni e perché credevamo possibile un confronto pubblico serio, se con regole serie, trasparenti e condivise.
L’esposto è stato fatto dopo anni di dibattiti e confronti pubblici, dove molti argomenti dell’esposto erano stati presentati pubblicamente ( vedi convegno di Koch- Umweltnetzwerk) ecc, senza sortire alcuna considerazione da parte della Provincia e dei tecnici dell’Appa.
Nel novembre del 2007 15 associazioni avevano presentato un appello per un riesame della politica dei rifiuti che non ha mai avuto risposta.
In risposta al tavolo ( nominato nel giugno 2008) tali associazioni chiedevano un pre-tavolo che stabilisse una sospensione dei lavori dell’inceneritore e definisse le regole del confronto.
Ciò non è avvenuto e nessuna risposta ci è stata data.
Di fronte alle osservazioni degli esperti di Amburgo non potevamo nascondere le nostre considerazioni ai cittadini, la cui tutela della salute è e rimane la cosa più importante.
Ci rammarichiamo della indisponibilità della Provincia al confronto, che dimostra nuovamente lo scarso coinvolgimento della cittadinanza, fatto dimostrato da tutto l’iter delle decisioni sull’inceneritore.
Riportiamo il comunicato stampa della Provinica e di seguito il commento del rappresentante di Italia Nostra al tavolo tecnico, ing. Renzo Segalla
Tavolo tecnico
Stamane, 30 gennaio, puntualmente alle ore 9, si sono riuniti, intorno a un "tavolo", i 12 componenti la commissione nominata allo scopo di esaminare le modalità della gestione e del trattamento dei rifiuti solidi in Alto Adige.
Di fronte all'esposto in Procura contro l'inceneritore da parte degli ambientalisti, Ambiente e Salute, Dachverband e Wwf, la seduta, a maggioranza, fu sospesa in attesa di una decisione superiore.
Quello che ho detto: quale rappresentante di Italia Nostra partecipo alla riunione nello spirito di quanto previsto dall'articolo 118, ultimo comma della Costituzione il quale dispone che Stato, Regioni, Province, Comuni "favoriscono" l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà; orizzontale. Perciò ero disposto a continuare la discussione, prescindendo dall'esposto.
Infatti l'attivarsi di cittadini singoli e associati per conseguire l'interesse generale configura un'assunzione di oneri e responsabilità per fini non(soltanto) egoistici; in termini, così come accade per l'esercizio dei cosiddetti"nuovi diritti": diritto all'ambiente, compreso quello urbano, all'efficienza della pubblica amministrazione, all'informazione e così via.
Quello che avrei voluto far rilevare: una buona regola empirica suggerisce che il camino dovrebbe essere alto due volte e mezzo più dell'edificio attiguo; comunque sono necessari studi su modelli in galleria del vento per una stima più precisa dell'altezza del fumaiolo. Studio sui modelli di pennacchi di fumo, i quali assumono aspetti diversi a seconda delle condizioni della di stabilità dell'aria e del tipo di turbolenza, il quale è governato dalla distribuzione verticale della temperatura. In aria instabile si avrà un pennacchio sinuoso; conico, in aria leggermente stabile;abbassantesi, con aria instabile in basso, come nel caso della turbolenza provocata del traffico autostradale; è questa la condizione peggiore. Se ne deduce che con un camino piuttosto basso il pennacchio di fumo si riversa prevalentemente sulle abitazioni di Casanova, Firmian, e sulla città nel raggio di circa 5 Km (in inverno a Leicester-Inghilterra)
Nel caso specifico l'altezza del camino dovrebbe, tenuto conto che il capannone è alto oltre 40 m, 2,5 x 40= 100 + 40= 140 m. Invece è previsto un camino di 60 m. circa, la metà di quanto necessario.
Risulta di comune dominio che quanto più alto il camino tanto maggiore è la diluizione e la dispersione nell'atmosfera dei gas inquinanti contenuti nei prodotti della combustione.
Risulta altresì che la Protezione Civile di Stato per il termovalorizzatore di Agnano(Na) ha prescritto una ciminiera alta 200 m.
Dai dati dell'opuscolo della eco-center S.p.A.-esercizio 2006 è riportato: fumi 911 Mio Nmc/anno, cioè 2,5 milioni di mc al giorno, 105 mila mc all'ora di fumi, depurati sia pure con le moderne tecnologie, invisibili, ma che si respirano. Allo sbocco del camino la velocità del fumo è intorno a 15-20 m/sec. Basta un certo vento( circa 40 km/ora= 11 m/sec) perché la sopra-elevazione del fumo sia quasi annullata. Se poi si pensa alla frequente e persistente inversione termica dell'atmosfera della conca bolzanina sull'ascensione del fumo non si può fare affidamento. Nel caso specifico è a rischio la salute dei cittadini di Bolzano e dintorni.
Renzo Segalla ITALIA NOSTRA
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Giovedì 29 Gennaio 2009 08:15 |
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Esposto contro l' inceneritore di Bolzano presentato il giorno 28.1.09 presso il tribunale di Bolzano
L'associazione AeS, insieme al Dachverband für Natur - und Umweltschutz e il WWF di Bolzano, ha depositato in Procura un esposto sul tema dell' inceneritore di Bolzano.
Base dell'esposto è uno studio eseguito da Klaus Koch ( Umweltnetzwerk) e Peter Gebhardt Ingenieurbüro für Umweltschutztechnik) di Amburgo sulla VIA e in particolare sul calcolo delle ricadute delle emissioni.
Gli esperti della "Umweltnetzwerk" giungono in sintesi al seguente risultato: "Gli studi esaminati utilizzando dei modelli superati e inadatti, non possono in nessun modo tenere conto delle particolari peculiarità geografiche e climatiche della zona di Bolzano. I modelli di elaborazione presi in considerazione non sono in grado di rappresentare le località con i loro valori di inquinamento realmente attesi. Si ritiene perciò prioritaria la necessità di eseguire una nuova stima delle immissioni in atmosfera e poter appurare obbiettivamente il reale carico inquinante che verrà emesso dal progettato inceneritore di Bolzano."
I risultati dell'ufficio di consulenza ambientale di Amburgo "Umweltnetzwerk" mettono quindi in discussione l'autorizzazione alla costruzione del nuovo inceneritore di Bolzano.
La decisione di fare un esposto è successiva alla mancanza di risposte delle autorità competenti alle nostre osservazioni e alle nostre proposte, nasce dalla volontà di mettere a disposizione della popolazione di Bolzano dati e studi importanti per la salute loro e delle generazioni future.
Noi non sappiamo se alla base del comportamento dell'Amministrazione vi siano ipotesi di reato o solo negligenza o sottomissione alla politica; noi abbiamo riscontrato che lo studio di un noto e riconosciuto studio ecologico indipendente e super partes ha sottolineato delle mancanze e delle incongruenze.
Questo, al di là dell'azione giudiziaria, dovrebbe comportare uno stop ai lavori di costruzione del nuovo impianto e un confronto fra esperti su questi dati .
Nuove evidenze sui pericoli per la salute (4th Report of the British Society for Ecological Medicine Second Edition June 2008.), la certezza che si può chiudere il ciclo dei rifiuti senza ricorrere all' incenerimento e il buon andamento della raccolta dell'umido a Bolzano ( ancor meglio nel Trentino) , dovrebbero far ripensare l'Amministrazione sulla scelta di costruire l'inceneritore.
Se questa dovesse comunque confermarsi, sarebbe auspicabile oltreché etico, rifare gli studi di emissioni e ricadute iin base a modelli tecnici più moderni.
In sintesi :
 1) I cittadini hanno diritto a un informazione corretta e qualificata
2) La VIA è sbagliata, perché sbagliati sono i calcoli delle emissioni e ricadute sia quantitativamente che come localizzazioni
3) La perizia conferma che Bolzano appare per la posizione orografica e per la climatologia una zona inadatta ad ospitare impianti pericolosi ( e l'inceneritore lo è : INCENERITORI: Industrie insalubri di classe I (art.216 RD 1265/34 DM 5.9 /1994))
4) Chiediamo un ripensamento della politica dei rifiuti, con lo stop dei lavori per l'inceneritore e un politica di gestione dei rifiuti senza incenerimento ( riduzione, riuso, riciclo ) e comunque un ricalcolo delle emissioni sul territorio.
5) Ci auguriamo che le nostre considerazioni e gli studi dei nostri esperti possano essere presi in considerazione dall'Amministrazione pubblica e possano essere di utilià per un approffondimento serio della questione. Noi e i nostri tecnici rimaniamo a disposizione per qualsiasi confronto.
Il dott. Klaus Koch (Rete ambientale , Ufficio per le questioni ambientali), che in collaborazione con l’ Ing. Peter Gebhardt, (Ufficio di ingegneria sulle tecnologie di tutela ambientale, Salzböden) ha redatto la perizia e la prognosi di inquinamento è raggiungibile telefonicamente per rispondere alle domande dei giornalisti allo +0049 (0)40-599 811 und Mobil: +0049 (0)173-63 222 3o
Esposto_contro_inceneritore_di_Bolzano_def.pdf
elenco_allegati.pdf
allegato1.pdf
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allegato3.pdf
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Mercoledì 28 Gennaio 2009 13:24 |
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Giovedì 29 gennaio alle 10,30 presso la sala URP del Comune di Bolzano, l’associazione Ambiente e Salute, la Federazione Protezionisti Sudtirolesi e il WWF presentano i contenuti dell'esposto depositato presso il Tribunale di Bolzano "relativo alla valutazione di impatto ambientale del progetto di costruzione di un impianto per l’incenerimento dei rifiuti a Bolzano".
Le motivazioni prendono origine essenzialmente da una nuova perizia - commissionata dal gruppo di associazioni ed effettuata da un team di esperti ambientali di Amburgo- riguardo la previsione di inquinamento atmosferico del nuovo impianto di incenerimento dei rifiuti di Bolzano.
L'intera dcumentazione sarà disponibile prossimamente su queste pagine.
Il dott. Klaus Koch (Rete ambientale , Ufficio per le questioni ambientali), che in collaborazione con l’ Ing. Peter Gebhardt, (Ufficio di ingegneria sulle tecnologie di tutela ambientale, Salzböden) ha redatto la perizia e la prognosi di inquinamento è raggiungibile telefonicamente per rispondere alle domande dei giornalisti allo +0049 (0)40-599 811 und Mobil: +0049 (0)173-63 222 3
Am Donnerstag, den 29.01.2009 um 10.30 Uhr, Saal URP (Bürgerschalter) Gemeinde Bozen Gumergasse7
Die Vereine Umwelt und Gesundheit, Dachverband für Natur- und Umweltschutz und WWF stellen die Inhalte der Eingabe gegen den Müllverbrennungsofen vor, welcher beim Landesgericht Bozen hinterlegt wurde. Ausschlaggebend hierfür war vor allem eine neue Studie – in Auftrag gegeben von der Gruppe der Organisationen und durchgeführt von Experten aus Hamburg – zur erwarteten atmosphärischen Verschmutzung durch den neuen Müllverbrennungsofen Bozen.
Dr. Klaus Koch (Umweltnetzwerk, Büro für Umweltfragen), der zusammen mit Ing. Peter Gebhardt (Ingeniuerbüro für Umweltschutztechnik, Salzböden) das Gutachten sowie die Prognose zur Umweltverschmutzung erstellt hat, ist telefonisch unter +0049 (0)40-599 811 und Mobil: +0049 (0)173-63 222 30 zu erreichen, um auf die Fragen der Journalisten zu antworten.
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Enzo Venini risponde a Spagnolli sui cervi del Parco |
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Sabato 17 Gennaio 2009 22:05 |
Pubblichiamo la lettera di risposta del presidente del Wwf nazionale Enzo Venini al sindaco di bolzano Luigi Spagnolli in riferimento alla vicenda dei cervi del parco dello Stelvio.
Ringraziamo il presidente per averci inviato la sua replica e per le puntuali e scientifiche osservazioni che ci confermano la validità della nostra comune contrarietà alla pratica della caccia nei Parchi naturali.
Egregio dott. Spagnolli,
torno sulla questione dei cervi nel Parco dello Stelvio anche a seguito
della sua nota su "Ambiente e Salute" e, confidando nella possibilità di un
dibattito positivo, ritengo sia nostro dovere esprimere una posizione chiara
sulla questione.
La difesa della popolazione di cervi all'interno del Parco Nazionale dello
Stelvio da parte del WWF Italia non è mossa da un approccio emotivo e poco
pratico, quanto da profonde ragioni conservazionistiche e dal dovere morale
di garantire in Italia il concetto di Area Protetta e Parco Nazionale, che
da questo precedente trae già un danno irreparabile a favore di chi vuole
utilizzare come un'azienda faunistico-venatoria un' area ad oggi dedicata
alla conservazione della natura e alla fruizione positiva da parte delle
persone.
Nel merito di quanto da lei detto concordo con l'affermazione che per tirare
delle conclusioni occorre informarsi. Infatti all' interno del WWF lavorano
dei faunisti e nelle sue parole, un po' generiche, non esiste nessun
riferimento documentabile al piano di gestione del parco, nè alla risposta
TECNICO-SCIENTIFICA del WWF, che pure vediamo correttamente citata con un
link sulla pagine internet di "Ambiente e Salute".
Il WWF sostiene che manchino i dati di qualità necessari (censimenti,
presunti danni ai pascoli, areale locale della specie) per poter proporre
questo piano di controllo e la forma - scientificamente carente - con cui le
ragioni sono elencate nel citato piano non aiuta ad allocare la necessaria
fiducia. Questo dopo una analisi approfondita del piano di gestione del
parco eseguita da chi si è occupato per anni di ungulati di montagna,
ha lavorato sul campo e ha pubblicato anche articoli scientifici a
riguardo.
Ci permettiamo di farLe notare che il fatto che nel parco dell'Engadina si
spari non è per noi particolarmente indicativo, considerato poi il fatto che
in molti ambiti della gestione faunistica in Confederazione Elvetica esiste
un approccio pragmatico. Pensi in questo, e lo faccia da ex-direttore di un
parco nazionale, al fatto che i lupi vengono abbattuti dopo un certo numero
di conflitti creati con il bestiame (ma non all'interno del Parco), in modo
indipendente dal livello di protezione della specie a livello nazionale e
internazionale o al fatto che altre specie di ungulati, da sempre protette
in Italia e simbolo dei successi della biologia della conservazione sulle
Alpi, sono in Svizzera oggetto di attività venatoria regolata.
Che i bracconieri siano un problema enorme non può che trovarci d'accordo e
credo che sia un punto su cui quindi serve anche poco dibattere. Ma non
è aprendo alla caccia che lo risolveremo.
Quanto al fatto che gli animali possano, o meno, spostarsi nelle aree
limitrofe, la spiegazione emerge anche dalle Sue parole: gli animali sono
spinti verso l'area protetta anche a causa degli abbattimenti. Lei non
sembra però concordare che, tra la soluzione sul tavolo dovrebbe prevalere
quella di creare corridoi ecologici mediante un abbassamento della pressione
venatoria fuori dal parco (pressione che evidentemente contribuisce non poco
a creare l'effetto "area protetta") piuttosto che una impossibile
ridistribuzione degli animali operata aumentando la pressione
venatoria perfino dentro l'area protetta.
Il Parco potrebbe non avere la necessaria giurisdizione fuori dai confini
dell'area protetta, ma una corretta e paziente lettura del piano approvato
in data 14/11/2008 dall' Ente Parco le mostrerà che le Unità di gestione
progettate nel piano coprono anche aree fuori dal parco, proponendo
interventi nuovi anche in aree dove il parco non ha diretta giurisdizione.
Il WWF ha più volte proposto allo stesso Ente Parco di farsi portatore di un
messaggio positivo presso le Province competenti, per considerare in modo
laico e trasparente la possibilità di un approccio integrato, ma questo
invito non è stato accolto.
Enzo Venini
Presidente WWF Italia
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Quando raschieremo il fondo? |
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Venerdì 16 Gennaio 2009 14:47 |
Un mese fa sono stati consegnati i lavori per la costruzione del nuovo inceneritore, che prevederebbe una rete di teleriscaldamento che riscaldi Casanova e zona produttiva di Bolzano. Ma dall'altra parte le raccolte differenziate crescono, i rifiuti diminuiscono e noi per i prossimi 30 anni non potremo sperare in una politica dei rifiuti che sia davvero indirizzata alla riduzione perché a questo divoratore di rifiuti bisognerà pur dare da mangiare (un esempio per tutti: le cassette di plastica dei mercati che non vengono differenziate da Seab). Ma questo teleriscaldamento è davvero un affarone di cui dovremmo approfittare, come suggerisce l'ex assessore Fattor? O è l'ennesima presa per i fondelli per giustificare investimenti enormi su opere dannose per la popolazione?
Intervenendo sulla questione dell'energia e del calore prodotti dall'inceneritore, l'ex assessore Fattor in un articolo apparso il 16 gennaio sull'Alto Adige , conclude dicendo "Bolzano non deve subire il termovalorizzatore", quasi a lasciare intendere che l'inceneritore è una punizione che non dobbiamo SOLO subire, ma pur sempre una punizione! Fattor è stato l'assessore comunale che ha portato a battesimo il progetto di incenerimento dei rifiuti proposto dalla Provincia, in piena linea verde-ecosociale ante litteram. Il Comune avrebbe potuto se non altro opporsi e impegnarsi da subito nelle raccolte differenziate spinte, invece che arrivarci con ritardo di una decina di anni. Invece pare che l'inceneritore lo facciano solo per i bolzanini sporcaccioni che non sono capaci di differenziare bene. Ma entriamo nel merito della questione teleriscaldamento, che sarebbe poi l'unico motivo per il quale l'incenerimento rispetto ad altri sistemi di smaltimento dei rifiuti sembra vantaggioso. E sottolineo sembra. Due argomentazioni a questo proposito:
- il bilancio energetico e ambientale nel confronto fra i due sistemi (produzione di energia e calore con l'incenerimento dei rifiuti a confronto con la produzione delle stesse con sistemi separati alternativi) è realmente a favore del teleriscaldamento?
- nella politica di gestione dei rifiuti per la nostra provincia incrementare le raccolte differenziate e contemporaneamente costruire un inceneritore con una rete di teleriscaldamento collegata non sono due azioni in contraddizione?
Partiamo dalla prima risposta: confrontando la produzione di energia elettrica e calore (cogenerazione) prodotta da un impianto di incenerimento collegato ad una rete di teleriscaldamento e quella prodotta da impianti specialistici differenti (centrale elettrica e caldaie), la reale resa in termini di bilancio energetico della prima è nettamente in perdita rispetto alle seconde. A dirlo è un illustre ingegnere che di queste valutazioni se ne intende, Massimo Cerani di energEtica, esperto in gestione e smaltimento dei rifiuti, oltre che di bilanci energetici e ambientali, che, dati alla mano dimostra come bruciare i rifiuti per produrre energia e calore NON E' ENERGET ICAMENTE CONVENIENTE!
Per quanto riguarda poi il bilancio ambientale, l'assessore Fattor fa un cenno alle emissioni complessive di inquinanti che si andrebbero a ridurre con il teleriscaldamento. Sempre riprendendo una relazione dell'ingegner Cerani , in base a dati dell'Agezia nazionale per la protezione dell'ambiente, le emissioni di mercurio , ossidi di azoto, diossine e soprattutto polveri fini secondarie sono di diverse volte superiori a quelle ad esempio di una centrale a turbogas. Senza considerare le fonti alternative di energia! Credo non ci sia molto altro da aggiungere a riguardo, se non spezzare una lancia a favore dell'ex assessore Fattor, che evidentemente crede alla favola raccontata da tecnici e amministratori provinciali riguardo il "loro" inceneritore, costruito con tecnologia avanzatissima che l'aria la purifica invece di inquinarla (si sa qui in Provincia le cose le fanno sempre meglio che nel resto del mondo). Passiamo alla seconda questione: una volta avviato l'impianto di teleriscaldamento e produzione di energia, sarà necessario tenere a regime il tutto, cioè continuare a foraggiare l'inceneritore di rifiuti da bruciare, un inceneritore che viene costruito per bruciare 130.000 tonnellate di rifiuti all'anno. Se così non fosse allora il bilancio energetico sarebbe ancora più negativo con una evidente ulteriore perdita in termini economici. L''Appa ci informa che, rispetto al 2006 assistiamo ad una inversione di tendenza per i rifiuti prodotti che diminuiscono complessivamente. Sicuramente questo è il risultato dell'aumento delle raccolte differenziate, soprattutto nella città di Bolzano (meglio tardi che mai...) con la raccolta del rifiuto umido porta a porta. Prossimamente come ci ha promesso l'assessore all'ambiente del Comune di Bolzano, dovrebbero essere eliminati i cassonetti stradali per avere i bidoni del rifiuto indifferenziato nei condomini. Non è il massimo della furbizia come scelta, perché verrebbe da dire si prendono gli oneri e non gli onori, ma sicuramente una qualche influenza sulla produzione cittadina di rifiuti ci sarà ( studi sui differenti sistemi di raccolta stimano come intorno al 50% di raccolta differenziata il limite raggiungibile con questo sistema, rispetto all'attuale 40% circa). Vogliamo anche credere ai propositi dell'amministrazione provinciale riguardo una riduzione dei rifiuti a monte, troppo spesso enunciata e non ancora concretizzata in maniera apprezzabile. Quindi presumibilmente si abbasserà ancora la quantità di rifiuti prodotta in provincia e smaltiti nell'inceneritore. Nel 2007 l'inceneritore ha bruciato 84.648 tonnellate di rifiuti. E qui torniamo alla solita domanda che diventa sempre più inquietante: ma in questo inceneritore da 130.000 tonnellate cosa ci dovremmo bruciare? Chiudo con una considerazione sempre del nostro ingegnere Cerani che è assieme una condanna e una speranza: "Le reti di teleriscaldamento sono l'ultima chance per i monopolisti energetici prima della riduzione dei consumi, risparmio energetico, e uso massiccio delle fonti rinnovabili". Dopo aver abbondantemente raschiato il fondo, forse cominceremo la risalita. Paola Dispoto
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Visioni per l’immobilità: la città delle talpe |
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Mercoledì 14 Gennaio 2009 20:04 |
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Il consiglio comunale di Bolzano ha discusso il piano parcheggi. Approvata la proposta dell'assessore alla mobilità Klaus Ladinser che prevede la realizzazione di una ventina di garage interrati per complessivi duemila posti.
Riportiamo articoli dei giornali ( Corriere del A.A. ) e i commenti dei consiglieri comunali (comunicato stampa del Comune).
FELICI DI CAMMINARE(?) SUL CEMENTO
Nella nostra società autocentrica per rendere felici tutti basta costruire parcheggi interrati.
Soprattutto i verdi spiccano per dedizione a questo teorema: " Le macchine parcheggiate lungo le strade abbruttiscono le nostre citta´. Approvando il piano urbano del traffico sono state date delle indicazioni chiare su come affrontare la questione. Liberare le strade dalle auto e dare piu´ spazio ai pedoni ed ai ciclisti e´sicuramente la via maestra." così H. Moroder. Per "gli ambientalisti" ora la città è più bella se ha le radici di cemento piene di scatole di latta e affari per cooperative bianche e rosse. Pazienza se poi non c'è uno straccio di piano anti traffico, se in via Roma bisogna trattenere il respiro, le ciclabili sono pericolose e ai pedoni non si dedica lo stesso riguardo che alla automobile, visto che il tram è rimasto uno spot elettorale.
Teresa Fortini
PIANO PARCHEGGI
Sbaglia la Sig.ra Tomada a contestare così il piano parcheggi del Comune di Bolzano. Dopo decenni di lassismo nel campo della mobilità, (dove troppo è stato permesso, anche parcheggiare sui marcia-piedi), c'è bisogno di una inversione ad U. Sì! , ci sono troppe auto in città (più di una ogni 2 abitanti), non si sa più dove metterle e, come in altre città, bisogna introdurre regole restrittive. O si fa come a Monaco di Baviera e a Tokio, dove chi compera un'auto nuova deve dimostrare di possedere un posto macchina o un garage, o si introduce una tassa (pesante) di occupazione del suolo pubblico come si fa in diverse città italiane. Invece a Bolzano si insiste su vecchi progetti già sperimentati e dimostratesi fallimentari. Negli ultimi 10-15 anni sono stati costruiti più di 2000 posti auto sotterranei (un numero misero a fronte di più di 60000 auto degli abitanti di Bolzano), ma è forse cambiato qualcosa per il cittadino? Vi siete forse accorti di qualche miglioramento sostanziale? Anche allora c'era la promessa di liberare la superficie soprattutto per poter costruire una rete cittadina di percorsi protetti per il servizio pubblico (bus). Ciò non è avvenuto se non in minima parte. E' invece aumentata la "capacità" della città a contenere sempre più auto. Ora si insiste nello stesso vizio. Per risolvere il problema di qualche singolo cittadino si impegnano terreni e soldi pubblici per aggravare - e non solo durante i lavori - i problemi generali della cittadinanza. Complimenti al Sindaco, all'Assessore alla mobilità, alla Giunta. Complimenti ai Verdi e a tutto il Consiglio comunale!
Per il WWF, Pierluigi Gaianigo Bolzano, 14/01/09
NASCERE, CONSUMARE, PARCHEGGIARE, MORIRE
Dopo aver cementificato completamente sopra ora vogliono scavare sotto.
Una città di cemento con un suolo completamente non permeabile.
Una politica della viabilità che non esiste. Un' assoluto dominio dell'auto.
Un bisogno continuo di far lavorare i costruttori e le cooperative rosse o bianche che siano.
Una classe politica completamente inutile.
Che esistano le lobby cioè gli interessi è normale, che un assessore alla viabilità sia appassionato da sempre di parcheggi è normale, che parte del consiglio provinciale spinga in questo senso è di tutti i giorni: l'anormalità del comune di Bolzano sta nel fatto che non esiste opposizione.
O meglio fondamentalmente sui temi ambientali e di viabilità le attuali opposizioni e la maggioranza non paiono così distanti e difatto sui diversi temi a la discussione appare sempre scarsa e poco appassionante, discussione che invece si accende sui temi chiamiamoli " etnico-relittico-razzistico-immigratico-prostituitico" ecc
Sull'ambiente, ma meglio sulla vivibilità della città chi dovrebbe fare opposizione?
Opposizione non significa solo, come strumentalmente loschi individui affermano, dire di no, ma significa immaginare, proporre, studiare un modello della città diverso, un' idea alternativa all' attuale modo di vivere dei cittadini.
Sulla viabilità significa spostare il centro del discorso dall'auto all'uomo; significa ridisegnare i percorsi per le bici e per i pedoni e i servizi pubblici, significa riconquistare piazze vivibili ( non distese di cemento con sfiati tossici ) e cortili per giocare.
Tutto ciò si può fare, ma il problema non è liberare suolo, ma diminuire il parco auto circolante, che certamente parcheggi a go-go e facilitazioni di tutti i generi non contribuiranno a fare.Tutto ciò non ha senso se continuiamo a seguire percorsi obbligati e costretti da scelte sciagurate.
Tutti debbono ammettere che il problema viabilità a BZ dipende dalla pessima scelta di fare park in centro. OK e allora che si fa : altri parcheggi, più o meno in centro.
Per liberare suolo? Quale suolo, per farne cosa , magari alloggi o per trasformare le piazze in deserti di cemento che la cittadinanza non frequenta ( vedi pza tTribunale, piazza Mazzini, piazza Matteotti) : perché nessuno sta bene sopra un ammasso di cemento ?
E poi un giorno ci stupiremo che alle prime piogge tutto cede, tutto si inchina , ma da qualche parte quest'acqua dovrà anche andare.
IL problema è che una città dovrebbe essere istituzionalmente rappresentata in tutte le sue fascie sociali e visioni, ma invece Bolzano non ha una rappresentanza ambientalista e nonostante la presenza di diverse associazioni di cittadini sensibili e consapevoli, tutto viene svilito dalla non presenza istituzionale e dalle scelte conseguenti.
L'ambiente, la vivibilità e perfino la salute dei cittadini sono stati venduti in nome di una presunta , perché di fatto inefficiente, governabilità, in cambio di una completa sottomissione ad interessi particolari ed a una visione della città turistico-commerciale e auto-centrica.
Con l'approvazione dei 2000 parcheggi si chiude, una delle pagine più misere e tristi dell'ambientalismo, ma oserei dire dell'intelligenza bolzanina. Quello che ci fa rabbrividire è che nessuno degli interessati si vergognerà neanche un pochino delle proprie scelte e li vediamo già pronti a raccattare voti per la prossima tornata ( la 2-3-4°..) dispensando sorrisi e calici di vino.
Claudio Vedovelli
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Lunedì 12 Gennaio 2009 20:42 |
Pubblichiamo le considerazioni del sindaco di Bolzano, Luigi Spagnolli, ex direttore del Parco dello Stelvio in risposta alla petizione lanciata dal WWF nazionale contro la caccia al cervo nel Parco dello Stelvio da noi diffusa a mezzo mailinglist .
Riportiamo e ringraziamo il sindaco Spagnolli per il contributo alla discussione .
Gentili tutti!
Rispetto alla mail di cui sotto , mi permetto di far notare, per semplice informazione, che anche nel Parco dell'Engadina si spara ai cervi, in quanto in sovrannumero rispetto all'equilibrio tra le diverse popolazioni specifiche che costituiscono l'ecosistema ivi presente.
Quanto a chi deve sparare, sempre per semplice informazione, faccio notare che è del tutto opportuno che chi lo fa abbia buona mira e mano ferma, perchè se proprio si deve arrivare ad uccidere un animale - e talvolta è necessario proprio per mantenere gli equilibri di cui sopra -, è bene che muoia subito, così da non soffrire. Quindi se i cacciatori, adeguatamente formati al ruolo di selecontrollori, sparano meglio delle guardie forestali, è meglio che sparino loro, per la ragione suesposta.
Infine sul fatto che il Parco non è recintato e che quindi se gli animali sono troppi si spostano da soli nelle zone contigue, segnalo ancora che le zone contigue sono tutte, tranne il Parco dell'Engadina, riserve di caccia: dove però va detto che da noi, terra civile, la caccia è rigorosamente regolamentata e controllata.
Mentre il vero problema sono i bracconieri.
Consiglio a tutti la lettura del libro "Der Wilderer" di Horst Eberhöfer, che racconta la storia di un bracconiere nel Parco dello Stelvio, vista e raccontata da lui medesimo: se proprio si vuole scegliere come propria missione quella di lottare contro chi spara agli animali, mi darete atto che è meglio iniziare con quei personaggi lì.
Ancora un consiglio, se mi si consente: è comodo pensarlo, ma non è vero che quando si decide di far sparare a degli animali lo si fa sempre e solo per il gusto di uccidere. Nel Parco dello Stelvio non è mai stato e non è così. E correttezza imporrebbe di informarsi bene sul perché delle cose, prima di dire frasi del tipo "come saprete vogliono riprendere a sparare nel parco dello Stelvio con la scusa dell' aumento della popolazione del cervo": il piano di abbattimento dei cervi nel Parco è il frutto del lavoro dei migliori faunisti d'Italia, ha il timbro dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, e tiene conto esclusivamente di situazioni e parametri scientificamente approfonditi e sviscerati. E credo che un faunista sappia fare il suo mestiere meglio di chiunque altro, soprattutto meglio di quegli abitanti delle aree urbane che si occupano di questi temi esclusivamente in chiave emotiva e per qualche ora all'anno.
Dire infine che "Il parco è una zona protetta che dovrebbe garantire alle specie non umane un ambiente sicuro dall' intrusione umana" vuol dire non essere consapevoli che all'interno del Parco dello Stelvio abitano oltre 60.000 persone, e che vi soggiornano ogni anno centinaia di migliaia di turisti per milioni di pernottamenti, con tutti i conseguenti problemi di convivenza uomo-natura. Per cui, per cortesia, se proprio si vuole parlare, ci si informi bene, prima!
Cordialmente
Luigi Spagnolli, già Direttore del Parco Nazionale dello Stelvio
Il piano prevede l'abbattimento di centinaia di cervi da parte di "selecontrollori": normali cacciatori di selezione "formati" da un corso di soli tre giorni e non appartenenti all'ente pubblico. Nonché una vera e propria vendita di capi secondo una precisa tabella ai cacciatori residenti in valle. Il tutto, senza coerenza con il mandato di un parco nazionale, è dichiarato necessario per presunte ragioni gestionali e di contenimento di danni vegetazionali ed economici.
"Pur considerando la gestione come uno strumento potenzialmente utile nella biologia della conservazione basata su un approccio scientifico, la proposta in fase di discussione presso il parco lascia forti dubbi legati all'uso di cacciatori paganti anziché di personale afferente ad enti pubblici, ed altri di natura anche tecnica. Anche considerando infatti solo gli abbattimenti all'interno dell'area protetta, l'abbattimento di molte centinaia di animali all'anno è tecnicamente un obiettivo ambizioso da raggiungere, che rischia di divenire semplicemente l'apertura alla caccia a tempo indeterminato per il mancato raggiungimento della quota prevista, inefficace sul lungo termine e in ogni caso inconcepibile dentro un'area protetta, tanto più se è un parco nazionale" ha detto Enzo Venini, Presidente del WWF Italia.
L'unico mezzo efficace per controllare la popolazione di ungulati è infatti legato al ritorno dei predatori naturali e altre ragioni conservazionistiche quindi rendono inammissibile il prelievo di cervi all'interno dei confini del Parco Nazionale dello Stelvio. Stando ai dati attuali sull'areale occupato dal lupo il Parco sarà presumibilmente presto colonizzato dalla specie, che laddove presente ha una funzione regolatrice delle popolazioni di cervo. E' un'ipotesi fondata quindi che all'arrivo del lupo la densità dei cervi diminuirà molto a causa della predazione e per una migliore distribuzione degli animali. Potrebbe essere un grave errore rimuovere una risorsa importante per il predatore proprio ora che sta ricolonizzando anche le Alpi centrali.
"In un' area protetta la fauna è un fondamentale elemento attrattivo per i visitatori e la loro scarsa visibilità potrebbe portare ad una minor fruibilità turistica del luogo - dice ancora Enzo Venini -, con conseguenze sullo sviluppo economico locale in zone di montagna. Chiediamo che il piano sia sottoposto alla normale procedura di Valutazione Ambientale Strategica prevista dalla legge".
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Magie sudtirolesi per la viabilità: la soluzione sono 2000 nuovi parcheggi! |
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Lunedì 05 Gennaio 2009 15:40 |
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Iniziamo l'anno nuovo con una buona notizia e con una speranza.
La buona notizia è che «nel programma di coalizione della nuova giunta provinciale è contenuto l'impegno di riqualificare la stazione ferroviaria di Bolzano nella sua posizione attuale senza spostare il fascio binari» . Speriamo che la decisione di mantenere edificio e binari della stazione in centro sia definitiva, una scelta logica che mantiene nel vivo della città un importante nodo per la viabilità cittadina. Nelle prossime sedute del Consiglio Comunale di Bolzano si discuterà invece della proposta dell' assessore alla viabilità Ladinser di costruire 2000 parcheggi in città. La speranza è che questo piano non passi. Una proposta in contraddizione con la scelta precedente, che mostra come non esista un piano viabilità per Bolzano, si và caso, scegliendo -e spesso non scegliendo- di volta in volta in base a interessi e pressioni diverse di lobby immobiliari, commercianti, cooperative, ecc.
2000 parcheggi significano la fine di qualsiasi progetto di viabilità, perché i parcheggi significano traffico automobilistico.
Il concetto di viabilità cittadina deve riguardare tutti i cittadini e la decisione sui parcheggi va presa dopo aver definto il piano di viabilità.
Già gli errori della Provincia e la latitanza o meglio l'assenza del Comune di Bolzano (assenza politica, ma pesante presenza della municipalizzata SEAB come esattrice di denaro tramite la gestione dei parcheggi a pagamento) hanno permesso la nascita del parcheggio dell'Ospedale, una vergogna caduta nel silenzio delle forze politiche, che hanno permesso che la viabilità verso l'Ospedale sia delegata solamente all'auto, penalizzando bici e servizio pubblico, del resto carenti come strutture (ciclabili) e servizio (orari Sasa).
Speriamo che Verdi e Rifondazione e chiunque si definisce (a ragione?) eco-sociale, facciano sentire la loro voce contro questa situazione, anche se la posizione del consigliere verde e direttore STA (Südtiroler Transportagentur) H.Moroder è apparsa chiaramente a favore del piano Ladinser da 2000 parcheggi interrati. Qualsiasi forza politica che tiene al bene e alla vivibilità della città dovrebbe dimettersi difronte a simili proposte, che seguono solamente logiche imprenditoriali e non interessano la maggioranza dei cittadini. Sarebbe ora che invece di parlare di poltrone e di nuovi o vecchi sindaci, in Comune si cominciasse a parlare dei problemi dei cittadini e della loro città.
C. Vedovelli
p.s. Alleghiamo l 'articolo comparso oggi 6.01.09 sulla viabilità a Bolzano pubblicato sull Corriere dell' A.A che conferma le nostre perplessità.
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